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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2014 alle ore 06:38.

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Dall'esecutivo italiano molte carte da giocare sulla scena continentale



Gentile Galimberti,
non pensa che quanti, lei compreso, inneggiano all'Europa un giorno sì e un giorno no, dovrebbero ritirarsi con la coda fra le gambe? Le europee hanno dato voce a tanta gente che dell'Europa ha piene le tasche. Ci dicono che l'Italia deve essere all'altezza dell'Europa, che bisogna centrare gli obiettivi di Bruxelles. Le cose vanno di male in peggio. L'economia zoppica e migliaia di immigrati arrivano, ingrossano le fila di disoccupati o malviventi. Non c'è abbastanza lavoro per gli italiani. Che cosa ha fatto l'Europa per noi? Meglio soli che male accompagnati, non crede?
Giuliano Castaneda
Caro Castaneda,
nella sua lettera non si parla dell'euro. L'avversione alla moneta unica si sposa bene al suo discorso, ma lei – e la ringrazio – l'ha lasciata nella penna. Non le rispondo quindi partendo dall'euro (ho già fatto in passato l'avvocato difensore della moneta unica, e mi toccherebbe ripetere cose già dette). Le rispondo sull'Europa e sulle sue critiche.
Critiche che sono fondate su un altro esempio di una frequente fallacia: il post hoc ergo propter hoc. Cioè a dire: le cose vanno male, come lei giustamente rimarca. E, dato che vanno male da quando l'integrazione europea ha fatto passi avanti (euro, direttive europee, dikat sulla riduzione di deficit e debiti...), il post hoc diventa un propter hoc: dato che la cosa B è successa dopo la cosa A, vuol dire che A ha causato B.
Le cose sono un po' più complicate. Prendiamo la crisi. La Grande recessione ha avuto origine in America, non è stata colpa dell'Europa. Prendiamo gli immigrati. Se arrivano i «bastimenti carichi di...» non è certo colpa dell'Europa. È colpa della nostra situazione geografica. Lei pensa che se uscissimo dall'Unione europea i barconi smetterebbero di arrivare?
Lei dirà: ma l'Europa ci mette i bastoni fra le ruote, non ci aiuta. La conseguenza logica è che l'Europa ci dovrebbe aiutare e non intralciare: cioè, ci dovrebbe essere più Europa, non meno Europa. E qui siamo pienamente d'accordo. Come lei dice, le elezioni europee hanno rinfoltito di molto le schiere degli euroscettici. Ma – vorrei notare – non in Italia. I voti sommati dei partiti in varia misura anti-Europa sono meno, da noi, di quanto quei partiti collettivamente presero alle ultime Politiche. L'auspicio di tutti è che anche Bruxelles «cambi verso» e qui il nostro Governo ha delle carte da giocare. Lei dice: «Meglio soli che male accompagnati». Giusto, ma si può pensare anche a un'altra variante del detto: «Meglio bene accompagnati che soli».
fabrizio@bigpond.net.au

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