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Questo articolo è stato pubblicato il 11 giugno 2014 alle ore 10:40.
L'ultima modifica è del 11 giugno 2014 alle ore 14:01.

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Eric Cantor a sinistra con Dave Brat (Ap)Eric Cantor a sinistra con Dave Brat (Ap)

NEW YORK - Un risultato elettorale in Virginia, che ha rimesso il Tea Party al centro dell'equazione politica, ha paralizzato poche ore fa i politici americani, ha fatto scattare meccanismi di allarme alla Casa Bianca che vede improvvisamente fuori dalla sua portata il passaggio del progetto di legge sull'immigrazione e ha gettato lo scompiglio nel partito repubblicano: Eric Cantor, 51 anni, il capo della maggioranza repubblicana alla Camera è stato sconfitto malamente alle primarie in un distretto chiave della Virginia da David Brat, uno sconosciuto professore di economia al Randolph Macon College di Ashton, in Virginia.

Brat ha trovato solo il sostegno di una delle eroine della destra repubblicana Laura Ingraham, la conduttrice di un programma radiofonico nazionale e una delle presenze fisse sulla rete Fox, che ha deciso di dargli spazio. Ma Brat è stato ignorato dai gruppi nazionali conservatori perché la sua sfida, con appena 200.000 dollari di raccolta fondi, sembrava impossibile: Cantor aveva vinto le 7 elezioni precedenti, era il candidato numero uno per la successione di John Bohener alla Presidenza della Camera e aveva il carisma e l'energia del personaggio nazionale che si era comunque posizionato nell'ala destra del partito attaccando più volte Bohener. Eppure Brat non ha mai mollato, ha corso da solo e ha condotto una campagna molto semplice che puntava sui pericoli della legge sull'immigrazione, che propone la regolarizzazione di milioni di immigrati illegali, e su quelli della collusione politica nella Capitale: «È ora di cambiare – diceva – da una parte si alza il tono della retorica ma poi si fanno gli accordi sottobanco». Il suo slogan vincente: ABC, «Anyone But Cantor», «Chiunque ma non Cantor». Da oggi sarà l'intero ABC del partito repubblicano, che cercava un riposizionamento al centro in vista delle elezioni presidenziali del 2016, a subire una revisione completa.

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