Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2014 alle ore 06:37.

My24


FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente
Dopo le aspre polemiche della scorsa settimana da parte dei media e di molti economisti tedeschi contro le decisioni della Banca centrale europea, il suo presidente Mario Draghi ha incassato nel giro di tre giorni l'appoggio delle tre più alte autorità della Germania in materia di politica economica, ma con l'avvertimento che la Bce ha quasi raggiunto i limiti della sua azione. Il tutto condito da professioni di rispetto per l'indipendenza della banca centrale.
Draghi ha incontrato ieri mattina a Berlino il cancelliere Angela Merkel, per un faccia a faccia che è divenuto ormai abituale e che il portavoce del capo del Governo ha definito «di routine», ma che è caduto invece in un momento politicamente delicato, in cui anche diversi esponenti del partito della signora Merkel criticano apertamente la politica della Bce di tassi d'interesse ormai vicini allo zero, in quanto «espropria» i risparmiatori tedeschi. Il cancelliere ha dichiarato, in una conferenza stampa nel pomeriggio, dopo un bilaterale con il primo ministro serbo, che le misure prese dalla Bce dimostrano che la crisi dell'euro non è ancora finita e sottolineano la necessità di «decise» riforme nei Paesi in difficoltà. Una linea simile a quella adottata da sempre da Draghi, secondo cui il rilancio della crescita nell'eurozona dipende soprattutto dalle azioni che devono essere intraprese dai Governi, con un risanamento dei conti che abbia modalità favorevoli alla crescita e riforme strutturali.
A sua volta, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, aveva sostenuto martedì sera a Francoforte che la Bce «sta facendo un buon lavoro», ma aveva anche affermato che la politica dei tassi bassi dovrebbe continuare solo per il tempo necessario alla stabilità dei prezzi. Il taglio dei tassi decretato dal consiglio della Bce la scorsa settimana, insieme a misure per far ripartire il credito, mira a contrastare un'inflazione ormai scesa allo 0,5%, ben lontana dall'obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%, e che si manterrà bassa almeno fino a fine 2016.
Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che in passato si è dissociato da alcune decisioni del consiglio, ma che la scorsa settimana ha contribuito all'adozione unanime del pacchetto di misure, ha osservato le diverse sorprese negative sul fronte dell'inflazione negli ultimi tempi. Anche Weidmann ha insistito che, avendo la Bce preso un ampio insieme di provvedimenti, «la politica monetaria ha dato il suo contributo» e questo deve rappresentare una sveglia per i politici, perché intraprendano le riforme necessarie.
Il presidente della Bundesbank aveva anche definito assurda la discussione in questo momento su nuove misure, come l'acquisto di titoli da parte della Bce, sull'esempio del quantitative easing (Qe) realizzato da altre banche centrali. Dobbiamo prima aspettare di vedere gli effetti delle decisioni prese ora, aveva dichiarato Weidmann. È probabile che alla Bce vogliano prima aspettare di valutare come andranno le forniture di liquidità (Tltro) di settembre e dicembre al sistema bancario, condizionate al prestito dei fondi all'economia reale. Solo un nuovo peggioramento del quadro dell'inflazione potrebbe indurre il consiglio a muoversi prima. Draghi ha ricordato che il Qe resta un'opzione, ma non ha dato a sua volta l'impressione che sia imminente. La discussione in seno all'organo decisionale dell'Eurotower si riproporrà nel giro di qualche mese.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi