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Questo articolo è stato pubblicato il 30 giugno 2014 alle ore 20:25.
L'ultima modifica è del 02 luglio 2014 alle ore 10:11.

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In Europa restano preoccupanti i dati che riguardano la disoccupazione femminile, gli inoccupati di lungo periodo che non riescono a reinserirsi, i giovani che continuano ad essere i protagonisti di questa crisi e le famiglie a basso reddito. Secondo una rassegna trimestrale della Commissione Ue sull'occupazione, l'economia si sta riprendendo come non accadeva dal 2011, ma a rimanere in difficoltà sono ancora molti cittadini.

La crescita economica sarebbe da ascriversi, in realtà, a lavori temporanei e a tempo parziale mentre la disoccupazione di lungo periodo è in aumento nei paesi con i tassi di inoccupazione più elevati. Inoltre, sebbene ci sia una lieve inversione di marcia, gli occupati attuali sono 224 milioni rispetto ai 230 milioni del periodo pre-crisi del 2008. Il tasso di disoccupazione che nella prima metà del 2013 era del 10,9%, nel 2014 rimane comunque intorno al 10,4 per cento.

«Come evidenziato nelle raccomandazioni specifiche per Paese del 2014, gli Stati membri devono fare di più per sostenere la creazione di posti di lavoro e per combattere l'esclusione sociale, in particolare attraverso politiche attive per il mercato del lavoro e maggiori investimenti sociali», ha dichiarato il commissario per l'Occupazione e gli affari sociali Làszlò Andor.

Segnali positivi si registrano invece nella creazione di posti nel settore privato, calo moderato della disoccupazione e aumento dell'occupazione dei lavoratori disposti alla mobilità. I cittadini che lavorano in un paese diverso rispetto a quello di origine sembrano avere un tasso di disoccupazione inferiore rispetto ai locali. I lavoratori in movimento nell'Ue, provenienti dai paesi del Sud(il 18% dei flussi), sono aumentati più del 38% e prediligono la Germania, l'Inghilterra, l'Austria, il Belgio e i paesi nordici. In calo sono invece i cittadini originari della Polonia o della Romania. A spostarsi sono prevalentemente i giovani tra i 15 e i 29 anni: circa il 41%, ma sono diminuiti rispetto al 48% degli anni precedenti. Il 41% di chi ha lasciato il proprio paese in genere ha un'istruzione almeno universitaria. Un dato interessante è che lavoratori in circolazione Ue non pesano particolarmente sui servizi di sicurezza sociale rispetto ai locali.

Sconfortante è il tasso di disoccupazione tra i giovani al disotto dei 25 anni pari al 22,5%, dato che scoraggia anche nella ricerca del lavoro. «È urgente offrire a tutti i giovani una possibilità concreta nel mercato del lavoro attraverso l'attuazione della Garanzia per i giovani, e va fatto di più anche per i disoccupati di lunga durata», ha affermato il commissario per l'Occupazione. Mentre, secondo i dati, a beneficiare della crescita economica sarebbero invece i più anziani tra i 55 e i 64 anni. Seppure si registrino dei passi avanti nella disparità di genere, le donne continuano a soffrire significativamente la sottoccupazione, spesso in lavori a tempo parziale.

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