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Questo articolo è stato pubblicato il 15 luglio 2014 alle ore 18:31.
L'ultima modifica è del 15 luglio 2014 alle ore 22:35.

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Luciano BenettonLuciano Benetton

TREVISO - «Non ci sono alternative: Alitalia le ha provate tutte, Etihad rappresenta l'unica soluzione», dichiara Luciano Benetton commentando i recenti eventi. E aggiunge: «La compagnia di bandiera degli Emirati è decisa ad entrare in Europa e a lasciare il segno. Ad Alitalia questa operazione conviene perché il rapporto è alla pari, mentre con Air France e altre società si rischiava di uscirne male, in termini di prestigio».

Il capitano d'industria trevigiano approva l'ingresso in Alitalia della compagnia di bandiera di Abu Dhabi, costituita nel 2003: «Concordo con una partecipazione azionaria di Etihad, anche del 49 percento, perché Alitalia ha bisogno di denari e gli emiri sono disposti a farli confluire». Già lo sappiamo, di qui al 2018 gli arabi intendono investire 1,25 miliardi di euro nella compagnia di bandiera italiana. Staccheranno un assegno di 560 milioni per la patrimonializzazione e nel giro di quattro anni ne metteranno sul piatto ulteriori 690 per sviluppare la flotta.

«Quelli di Etihad sono investimenti indispensabili per collegare l'Italia a tante città straniere. Anche verso Paesi emergenti come il Kazakistan: è scandaloso che per venire a Milano e Roma gli imprenditori di Astana debbano volare su Parigi o Francoforte!». Luciano Benetton si sofferma poi sulle difficoltà per il nostro turismo, difficoltà motivate dall'assenza di alcune tratte internazionali, a lungo raggio: «L'Italia possiede una fortuna in termini di arte e paesaggio, ma non siamo attrezzati per cogliere queste opportunità».

Dei 2251 dipendenti Alitalia previsti come esuberi, 616 saranno ricollocati all'interno del perimetro aziendale. Entro dicembre altri 681 andranno in società esterne. Per i rimanenti 954 ci sarà la mobilità e con loro saranno sperimentati i cosiddetti contratti di "ricollocazione" introdotti dal governo Letta con la legge di stabilità: parte dello stipendio garantito per quattro anni, ma perdita dell'indennità se il lavoratore rifiuta più volte un lavoro offerto dal collocamento. Anche sugli esuberi, Luciano Benetton osserva che «non ci sono alternative».

Il nostro incontro si svolge presso la Fondazione Benetton, a Treviso. «Abbiamo ripreso la produzione in Croazia, a duecento chilometri da qui. Un modo per tornare in Europa, anche se non proprio in Italia, in un certo senso delocalizziamo meno di un tempo». Pantaloni di lino chiari, camicia azzurra e blazer sulle tonalità dell'arancio, il signor Luciano ricorda di quando - da ragazzo - sorprese amici e parenti cucendosi una giacca con un tessuto in lana pied-de-poule da donna, con una punta di giallo e verde. Una mise bizzarra, per quei tempi.

Classe 1935, per Luciano Benetton il Nord-Est è il punto di partenza. Ma è anche quello di ritorno perché qui a Treviso, in Casa dei Carraresi, fino al 3 agosto si trova la collezione Imago Mundi dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia 2013 e alla Dak'Art Off, la Biennale d'Arte contemporanea africana a Dakar: undici collezioni di dipinti 10x12 centimetri provenienti da Afghanistan, Azerbaigian, Cina, Cuba, Giappone, India, Islanda, Mongolia, Romania e Sudafrica. E da qui ripartiranno le quindici collezioni africane alla volta di Roma, con destinazione il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese (www.imagomundiart.com).

Collezioni di arte contemporanea, nate dai tanti viaggi diventati pretesto per conoscere artisti. Viaggiare come strumento per capire, trovare delle chiavi di lettura, inventarsi un mestiere diverso da quello di medico cui sembrava destinato dai genitori. «Per la mia formazione sono state decisive le Olimpiadi di Roma nel 1960. Era fine agosto, non avevo mai visto persone tanto diverse, tutte insieme, anche di colore». Per la moda, la Francia è stata a lungo il modello di riferimento. Della Germania dice che «i tedeschi potranno essere più o meno simpatici, ma apprezzo il loro modo di comportarsi perché lavorando bene i risultati ci sono, nel business come nel calcio».

Torniamo a discutere di economia, anche se Luciano Benetton non ha più un ruolo gestionale in azienda e preferirebbe chiacchierare soltanto di arte contemporanea. Di Edizione Holding, la cassaforte del gruppo Benetton di cui è membro del Consiglio di amministrazione, precisa che «non ci sono progetti particolari in vista, mentre a dare buoni risultati è il gruppo Autostrade, con investimenti in Sud America, in particolare Cile e Brasile».

In conclusione, due battute sulla politica. Del premier Matteo Renzi ammira la determinazione, «è stato votato e va appoggiato». Del bonus Irpef di ottanta euro per disoccupati e pensionati osserva che «è stato un grande sforzo per la politica, ma si tradurrà in maggiori tasse e quindi si rischia di lasciare la coda nell'uscio». Ancora una volta le mezze misure non sembrano essere la soluzione. Non per Luciano Benetton.

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