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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2014 alle ore 06:37.

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Di certo c'è che se la riforma del Senato (e non solo) arriverà in porto così com'è stata licenziata in prima lettura da Palazzo Madama – ora occorrono altri tre passaggi: due alla Camera e un altro al Senato – non sarà un testo facile da digerire per gli studenti. Oggi la Costituzione fa parte delle lezioni di educazione civica – laddove ancora si continuano a fare – già dalle ultime classi delle elementari. E questo grazie alla semplicità e chiarezza della nostra Carta fondamentale: linguaggio asciutto, articoli brevi, commi altrettanto stringati, rinvii normativi praticamente inesistenti.
Elementi che le nuove modifiche sembrano dimenticare. Almeno nella parte dedicata al procedimento legislativo, che vede protagonista la Camera, assegnando al Senato – tranne alcuni casi – un ruolo da subalterno. Il vero problema è che la fatica di lettura del testo nasconde un impianto complesso, fatto di procedure diverse a seconda della materia della legge che si sta trattando.
Il presupposto è che la funzione legislativa passi interamente nelle mani della Camera. Ma non sempre. Il bicameralismo perfetto – ovvero la necessità che la proposta di legge sia approvata nell'identico testo sia da Montecitorio sia da Palazzo Madama – sopravvive per determinate materie, a partire dalle riforme costituzionali.
Il resto dei disegni di legge, invece, nasce alla Camera e vi ritorna per l'approvazione definitiva dopo un passaggio al Senato, in cui quest'ultimo può decidere di proporre modifiche. E qui inizia la lunga lista delle casistiche (vedi anche infografica sotto). La procedura ordinaria è che Palazzo Madama possa, una volta ricevuta la proposta di legge licenziata dalla Camera, valutare di esaminarla. Lo deve chiedere almeno un terzo dei senatori. A quel punto, il Senato può anche votare ritocchi al testo e rispedirlo a Montecitorio. Tutto deve avvenire in non più di 40 giorni: dieci per decidere di esaminare la proposta di legge e 30 per deliberare le modifiche. La navetta – prima approvazione della Camera, eventuali correzioni di Palazzo Madama e voto finale di Montecitorio – richiede la maggioranza semplice. Questo vuol dire che un progetto di legge – visti anche i tempi contingentati al Senato – può effettivamente viaggiare spedito.
Il meccanismo, però, si complica allorché si prevede che su alcune materie – e qui la norma contiene solo rimandi ad altri articoli della Costituzione, per cui è necessario ricostruire l'intero elenco degli argomenti – la Camera possa disattendere le proposte di modifica del Senato solo con deliberazione a maggioranza assoluta.
Non basta. Nel caso della legge di bilancio e del rendiconto annuale, il Senato (che deve comunque esaminare la manovra), può votare rimaneggiamenti del testo solo in 15 giorni e lo deve fare a maggioranza assoluta qualora si esprima su quelle materie su cui anche la Camera è chiamata a votare (nel caso non intenda attenersi alle indicazioni di Palazzo Madama) a maggioranza assoluta.
Lo schema per materie si ripropone anche per i disegni di legge di conversione dei decreti legge, con in più il fatto che il Senato deve comunque iniziare a esaminare il testo entro trenta giorni dalla sua presentazione alla Camera.
«E questo – spiega Roberto Calderoli, relatore della riforma a Palazzo Madama insieme ad Anna Finocchiaro – anche se Montecitorio non ha ancora finito di vagliare il Ddl di conversione. Un meccanismo così non può girare. L'ho detto. Non si tratta di valutazioni politiche, ma di aspetti puramente tecnici che sono stati completamente disconosciuti. Con la riforma sono state introdotte in Costituzione materie proprie dei regolamenti parlamentari, appesantendo il testo e rendendolo poco chiaro. È stato consumato uno scempio estetico e lessicale che è difficile funzioni».
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