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Questo articolo è stato pubblicato il 07 settembre 2014 alle ore 08:13.

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Un centinaio di bambini sono tenuti in ostaggio dai miliziani dello Stato islamico in un orfanotrofio di Mosul. È l'ultima notizia che arriva dalla guerra irachena, diffusa da fonti curde riprese dal sito di informazione curdo Rudaw ma non ancora confermata da fonti indipendenti. Pare che 45 bambini della minoranza degli yazidi e una cinquantina di sciiti siano tenuti in ostaggio nell'istituto di Dar al-Baraim nel quartiere di Zuhir. Gli estremisti dello Stato islamico avrebbero trasferito i bambini yazidi e sciiti nell'orfanotrofio dopo aver preso il controllo della città di Talafar lo scorso giugno e di quella di Shingal ad agosto. «Il luogo in cui i bimbi sono segregati viene sorvegliato attentamente da sei miliziani dell'Isis», ha aggiunto la fonte.
Sempre i servizi di intelligence curdi hanno raccolto ripetute indiscrezioni su un raid mirato americano contro un'abitazione di Mosul, nel nord dell'Iraq, attacco in cui sarebbe rimasto ucciso Abu Bakr al Baghdadi, il leader dello Stato islamico (Isis). Pare ci sia anche una documentazione fotografica dell'attacco mirato che esibisce un cadavere: le fonti di intelligence sostengono si tratti proprio del "califfo", leader di migliaia di miliziani Qaedisti associati alla Jihad. Tuttavia il Pentagono ha smentito che la persona nella fotografia sia al Baghdadi. Nel raid sarebbe morto anche un uomo vicino al leader del gruppo, il comandante Hajar Al-sufi.
Abu Bakr al Baghdadi è stato definito il Califfo nero dello Stato islamico. È il leader di decine di migliaia di miliziani qaedisti, che stanno mettendo a ferro e fuoco l'Iraq centro-settentrionale e la Siria. Sulla testa di quello che secondo il Time è «l'uomo più pericoloso al mondo» gli Stati Uniti hanno messo una taglia di 10 milioni di dollari. Intanto i terroristi dello Stato islamico cercano di espandersi anche in Egitto: fonti militari egiziane hanno fatto sapere che in Sinai, nella regione a sud di Rafah - al confine tra Egitto e Israele - ci sono «cellule operative dello Stato islamico» e l'esercito del Cairo si appresta a lanciare nei prossimi giorni una massiccia offensiva nell'area.
Nella guerra aperta tra Isis e esercito regolare iracheno appoggiato dai raid americani, potrebbe servire ad allentare la tensione una mossa a sorpresa, di cui ha parlato ieri la tv al-Arabiya: l'ex braccio destro di Saddam Hussein, il cristiano Tarek Aziz, potrebbe essere rilasciato «a breve» nell'ambito di uno scambio politico tra i leader confessionali iracheni impegnati nella formazione dell'atteso nuovo governo. La tv ha citato fonti vicine al premier uscente Nuri al Maliki. Aziz, 78 anni, ex ministro degli esteri iracheno ed ex vice premier, nel 2010 era stato condannato a morte dalla corte penale di Baghdad perché riconosciuto colpevole, tra l'altro, di «crimini contro l'umanità». Aziz è in carcere da 12 anni. Secondo al Arabiya, oltre ad Aziz potrebbe essere liberato un altro simbolo del regime di Saddam Hussein, l'ex ministro della difesa Hussein Sultan Hashem. La liberazione di Aziz e Hashem farebbe parte di uno scambio politico tra Maliki e il blocco sunnita incarnato dall'Alleanza delle forze nazionali. I rappresentati di questo raggruppamento chiedono, tra l'altro, gesti simbolici da parte delle autorità di Baghdad, da anni accusate di portare avanti una politica di "sciitizzazione" e "iranizzazione" dell'Iraq a scapito della larga minoranza sunnita, dominante invece durante l'era di Saddam Hussein.
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