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Questo articolo è stato pubblicato il 17 settembre 2014 alle ore 06:36.

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ROMA
A fine anno - ammette il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, replicando indirettamente alle stime dell'Ocse, ma anche del Csc (che fissano la contrazione del Pil 2014 a -0,4%) - avremo «un numero del Pil negativo, come negli ultimi tre anni, ma sarà molto più piccolo del passato». Ne sapremo di più il 1° ottobre, con la Nota di aggiornamento al Def, e stando alle ultime stime verrà indicato un Pil in calo tra lo 0,1 e lo 0,2%, ma Padoan - intervenuto ieri sera a «Porta a Porta», assicura: il Pil risalirà già dal prossimo anno e in misura crescente dagli anni successivi. «Riusciremo ad avere numeri migliori se aggrediamo le vere cause che stanno dietro questi numeri». Del resto, l'uscita dalla crisi inizia ora «perchè stiamo aggredendo i problemi di due decenni».
Si va definendo il menu della prossima legge di stabilità e Padoan spiega che non tutti i 20 miliardi da recuperare verranno dalla spending review, cui pure spetterà la parte prevalente. «È una cifra che galleggia nell'aria da qualche giorno». In realtà si punta anche alle minori spese per interessi, propiziate dal calo dei tassi e della riduzione dello spread, ma anche a «efficienze sul lato delle entrate». Il dossier è all'esame dei tecnici dell'Economia e stando alle indicazioni emerse finora vi potrebbero rientrare anche gli introiti della lotta all'evasione, cifrati in circa 3 miliardi. L'Agenzia delle Entrate - osserva Padoan - sta migliorando di molto la sua strategia basata sul principio di costruire la fiducia tra amministrazione e contribuente. Si punta a rendere effettive e rapidamente operative le novità contenute nella delega fiscale, anche dal punto di vista della semplificazione degli adempimenti. Sono stati approvati i primi due decreti legislativi, e nel complesso la delega «sta andando avanti. È un pezzo molto importante e ha come scopo principale quello di ammodernare l'amministrazione fiscale».
L'obiettivo, che è al tempo stesso un impegno e «il sogno» del ministro resta quello di ridurre le tasse. «Questa - osserva Padoan - è la mia intenzione ma abbiamo dei vincoli enormi e dobbiamo scrollarceli di dosso con pazienza ma anche con tenacia». È in arrivo un ritocco alle aliquote intermedie dell'Iva del 4 e 10%, così da soddisfare una delle richieste contenute nelle raccomandazioni rivolte da Bruxelles al nostro paese lo scorso 2 giugno? «Questa spinta della Commissione - replica Padoan - a me non é arrivata, non pervenuta. Di certo non aumenteremo le tasse». Con la legge di stabilità arriverà la conferma del bonus da 80 euro per i redditi entro i 26mila euro («sarà reso permanente perché finanziato da tagli di spesa permanenti»), mentre é tutt'altro che acquisito l'intervento sull'Irap. «Vedremo - perché la legge di stabilità si presenta molto difficile, l'economia è deteriorata e i vincoli si fanno più stretti. Faremo di tutto per trovare risorse credibili».
Il focus é sulle riforme, in particolare su quella del mercato del lavoro che Padoan giudica «la più importante, permetterà ai giovani di lavorare meglio e guadagnare di più». L'attenzione è sull'iter di approvazione della legge delega all'esame del Senato: «Vogliamo semplificare le norme, perché oggi le forme contrattuali sono più di 40, e noi puntiamo a uno solo o al massimo due contratti». La riforma dovrebbe prevedere anche le retribuzioni «legate ai livelli aziendali e la revisione degli ammortizzatori. Con una riforma così l'articolo 18 diventa un non problema».
Quanto al timing di smaltimento dei debiti pregressi della Pa, Padoan rende noto che a fine agosto risultano rimborsati alle imprese 31-32 miliardi. Domani la Bce libererà la prima tranche dei nuovi prestiti Tltro in favore delle banche, e il ministro dell'Economia giudica "realistico" che gli istituti di credito italiani chiedano 37 miliardi nelle prime due aste (la seconda è fissata l'11 dicembre). «In Italia le banche sono molto pronte ad aumentare il credito con nuovi strumenti. Con Tltro credo che il credito dalle banche alle imprese aumenterà».
Stanno affluendo a palazzo Chigi le indicazioni dei tagli da parte dei singoli ministri e Padoan spiega che Il piano della spending review è «legato all'efficienza», vi sarà un risparmio per lo Stato «fermo restando la qualità e la quantità dei servizi, senza tagli sociali». In tutto - spiega - con uno spirito di collaborazione da parte di tutti i ministeri».
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