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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2014 alle ore 06:36.

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La verifica sulla prosecuzione dell'attività va effettuata caso per caso. Uno dei requisiti attualmente previsti per l'ingresso nel regime dei minimi – dopo le modifiche scattate a partire dal 2012 – è che la nuova attività non costituisca in alcun modo una pura e semplice prosecuzione di quella svolta in precedenza come dipendente o autonomo.
Questo paletto ha una chiara finalità antielusiva e punta a evitare che il lavoratore prosegua la stessa attività modificando esclusivamente la forma giuridica per beneficiare delle agevolazioni previste, in questo caso l'aliquota al 5% e le altre semplificazioni contabili. Dunque, il riscontro se la nuova attività costituisca o meno la prosecuzione di quella precedente va effettuato di volta in volta senza alcun automatismo. In tal senso, il provvedimento delle Entrate del 22 dicembre 2011 ha chiarito che per il Fisco non si realizza la continuità delle due attività quando il contribuente riesce a dimostrare di aver perso il lavoro per cause indipendenti dalla propria volontà. Proviamo a esaminare alcune situazioni.
L'apprendistato
Al termine del periodo di apprendistato (ad esempio tre anni) il datore di lavoro non è obbligato a stabilizzare l'apprendista. La mancata continuazione del rapporto non dipende dalla volontà del lavoratore, che può quindi scegliere il regime dei minimi se inizia un'attività di lavoro autonomo.
Contratto a tempo
Può fruire del regime dei minimi anche il lavoratore assunto con contratto a termine o per un'attività stagionale che, alla fine del periodo, sia costretto a subire la naturale interruzione del rapporto di lavoro. Si consideri il dipendente assunto a termine da un'impresa metalmeccanica, che alla fine del contratto decide di aprire una partita Iva per svolgere attività di manutenzione su macchinari dello stesso tipo di quelli con cui ha lavorato.
Il pensionato
Prendiamo ora il caso di un dipendente pubblico, ad esempio un funzionario comunale, che ha raggiunto l'età massima lavorativa e va in pensione. Anche in questa situazione il rapporto di lavoro cessa senza alcuna volontà. Pertanto, se il lavoratore decide di iniziare un'attività autonoma come consulente può entrare nel regime dei minimi.
Attività occasionali
Le prestazioni occasionali, proprio in quanto non continue, non possono rappresentare la naturale prosecuzione della nuova attività. Pertanto è possibile fruire dei minimi laddove il contribuente sia in possesso anche degli altri requisiti stabiliti dalla legge.
Analogamente ai casi precedenti, poi, in caso di licenziamento per giusta causa l'interruzione del rapporto di lavoro non dipende dalla volontà del lavoratore. Il Fisco dovrebbe dimostrare che la giusta causa non è così grave ed è stata utilizzata al solo fine di simulare l'interruzione del rapporto di lavoro, ma si tratta di una prova molto complicata da fornire. Pertanto, in linea generale, si può dire che l'interruzione del rapporto di lavoro e l'inizio di un'attività analoga nella forma di lavoro autonomo (avvalendosi del regime dei minimi) non costituisce mera prosecuzione della precedente.
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