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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2014 alle ore 13:20.
L'ultima modifica è del 05 ottobre 2014 alle ore 16:47.

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Un deciso no all'ipotesi di inserire il Tfr in busta paga. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, intervendo al Forum sull'innovazione a Napoli, organizzato dalla Piccola Industria di Confindustria, liquida la proposta del governo come un regalo al fisco. Lo fa ribadendo le critiche avanzate ieri dal leader della Piccola Industria, Alberto Baban. Poi incalza il presidente del Consiglio Renzi: «Deve esserci un luogo in cui ci si guarda in faccia e si decide, sarebbe auspicabile insieme». È «urgente lavorare insieme a grandi progetti Paese», servono «grandi idee» e «tanta fiducia». E ancora: bisogna puntare su «dieci idee, non di più. Dieci grandi progetti» per crescita e fiducia. Il leader di Confindustria definisce «apprezzabili» i passi fatti dal Governo dal governo finora sull’articolo 18, ma aggiunge: «Non regaliamo l'ultimo miglio alla paura» perché «la strada dell'indennizzo è quella giusta» e «se si decide di cambiare, facciamolo davvero senza mediazioni che tolgano coraggio e senso al provvedimento».

Tfr, Squinzi: vantaggi per il fisco, 10-12 mld tolti alle imprese
Nell’operazione Tfr anticipato in busta paga, per Squinzi, «l’unico reale beneficiario sarebbe il fisco» perché si farebbero «sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per il piccole imprese italiane». Il presidente di Confindustria perciò avverte Renzi: «Oggi nulla che possa nuocere ulteriormente alle imprese è tollerabile», sicché «se questa è la strada, la nostra risposta è semplice. È no».

Sull’articolo 18 non regalare ultimo miglio alla paura
Sull'articolo 18 Squinzi riconosce che i passi fatti dal Governo finora «sono assai apprezzabili», ma avvisa: «Non regaliamo l'ultimo miglio alla paura» perché «la strada dell'indennizzo è quella giusta» e «se si decide di cambiare, facciamolo davvero senza mediazioni che tolgano coraggio e senso al provvedimento». Ed a chi «parla di noi imprenditori come padroni» che vogliono «il lavoratore più debole e senza protezioni», il leader degli industriali replica: faccia «un corso di formazione nelle nostre fabbriche».

Serve riforma ampia e radicale del lavoro
Sul mercato del lavoro Squinzi aggiunge: «Non è una legge a creare occupazione» ma «sappiamo che una legge malfatta i posti di lavoro può distruggerli o quantomeno impedire che l'investitore li costruisca». E ancora: «L'Europa e i mercati, ma soprattutto noi italiani, non abbiamo bisogno di una legge qualsiasi, ma di una vera e radicale riforma del mercato del lavoro, che dia modernità all'intero impianto e un futuro costruttivo nostro Paese». Di qui la necessità di «affrontare il problema nella sua complessità, perché non si tratta del solo articolo 18». E aggiunge: «Il Jobs act reggerà solo se accompagnato da una innovazione altrettanto importante e coraggiosa degli ammortizzatori sociali e dei servizi per l'impiego, della formazione al lavoro e dell'orientamento».

Servono interventi strutturali a tutto campo
Per Squinzi, la situazione di difficoltà dell'economia richiede interventi radicali a tutto campo. «L'attuale scenario economico - spiega il leader di Confindustria - ha raggiunto criticità che richiedono interventi radicali. Le microazioni aiutano, tutto aiuta, ma un cambiamento strutturale si può realizzare soltanto attraverso scelte di profondo rinnovamento nella nostra visione e azione complessiva». In particolare la disoccupazione ha raggiunto «livelli inaccettabili, che richiedono interventi particolarmente incisivi». Anche perché la «corda del cieco e ostinato rigore è stata tirata troppo a lungo».

Proponiamo al governo 10 grandi idee per crescere
Di qui la proposta al governo Renzi di «10 grandi idee per uscire dalla crisi». Squinzi parla di «dieci grandi progetti per crescere, per tornare alla fiducia, per credere in noi». E aggiunge: «Io sono pronto, noi siamo pronti, a una grande intesa tra pubblico e privato, con un accordo tra i grandi e i piccoli di eccellenza. Una proposta da portare all'Unione europea, da illustrare alla comunità finanziaria e ai grandi investitori, nazionali e internazionali».

Europeista convinto, oggi anche io ho dubbi
Europeista convinto, Squinzi non nasconde i suoi dubbi sugli attuali assetti dell’Ue. «Siamo sinceri: oggi facciamo fatica a sentirci europei. Anche un europeista convinto come me comincia a covare dubbi, non sull'Europa, ma su come è stata costruita la casa europea finora» dice il presidente di Confindustria. L'attuale configurazione politica dell'Ue, infatti, «impedisce di adottare politiche economiche corrette per la gestione della crisi affidando un potere decisionale informale dove è facile la prevalenza degli interessi dei Paesi - potrei dire del Paese (con riferimento alla Germania, ndr) - forti». E, avverte Squinzi, «se i forti non ascoltano le ragioni dei deboli vengono meno le ragioni per stare insieme».

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