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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2014 alle ore 15:26.
L'ultima modifica è del 07 ottobre 2014 alle ore 20:49.

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Diciassettesima fumata nera per l'elezione dei due giudici costituzionali da parte del Parlamento in seduta comune. Pd e Forza Italia hanno ribadito ai loro deputati e senatori l'indicazione del ticket Violante-Caramazza. Ma nessuno dei due ha raggiunto il quorum. A Violante sono andati 506 voti, a Caramazza 422. Quest’ultimo in serata, dopo il secondo flop, ha annunciato il ritiro della candidatura. Nell’ultimo scrutinio il candidato del Pd Violante aveva raccolto 511 preferenze, mentre Ignazio Francesco Caramazza, già avvocato generale dello Stato, candidato da Fi dopo il ritiro di Donato Bruno, aveva ricevuto 450 voti. Di fronte all’ennesima fumata nera è intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si è definito preoccupato per lo stallo, senza nascondere l’amarezza per i suoi mumerosi appelli inanscoltati. Martedì prossimo il Parlamento tornerà a riunirsi per la diciottesima volta per cercare di eleggere i due giudici costituzionali.

Caramazza: ritiro mia candidatura
A poche ore dal risultato del voto, Scaramazza ha annunciato il passo indietro. «Sento di dover rinunciare alla mia candidatura a giudice costituzionale - ha dichiarato all’Ansa - per evitare ulteriori coinvolgimenti del mio nome in manovre che considero non in linea con il corretto funzionamento delle Istituzioni». Caramazza è il terzo candidato di Forza Italia a ritirarsi dalla corsa per la Consulta causa mancato raggiungimento del quorum. Prima di lui il Parlamento aveva respinto le candidature di Antonio Catricalà e Donato Bruno. Tutti e tre hanno corso associati alla candidatura del Pd di Luciano Violante, rimasta invece fino ad ora in piedi.

Napolitano: rattristato e preoccupato per lo stallo
Amarezza e sconcerto sono stati espresso, dopo l’ennesima fumata nera, dal capo dello Stato. «Rattrista e preoccupa il constatare che il Parlamento si auto-priva così, in misura sostanziale, della facoltà attribuitagli dalla Costituzione di concorrere alla formazione della più alta istituzione di garanzia. Ed è per me motivo di amara riflessione il fatto che a poco sono valse le mie ripetute, obbiettive e disinteressate sollecitazioni», ha scritto in una nota il Presidente della Repubblica.

Frammentazione e conflittualità nel mirino
Napolitano ha stigmatizzato «la frammentazione e la conflittualità che segnano gli schieramenti parlamentari», responsabili «ancor una volta di aver impedito il raggiungimento delle convergenze necessarie per la elezione dei due giudici costituzionali cui le Camere avrebbero dovuto provvedere fin dal 12 giugno scorso». E ha avvisato: «Altri due membri della Corte, di nomina presidenziale, stanno per concludere il mandato, ma i loro successori saranno con la massima tempestività nominati». L’ultimo appello di Napolitano al Parlamento a procedere speditamente alla nomia dei due giudici della Consulta risale al 17 settembre.

Brunetta chiede verifica titoli Violante
Intanto il presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta, ha chiesto la verifica dei titoli di Luciano Violante per andare alla Consulta durante la riunione dei capigruppo a Montecitorio. «Il nostro candidato ha i requisiti. Non so gli altri...» è stata la replica secca del capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda. Dubbi sui requisiti dell'ex presidente della Camera, candidato dal Pd a giudice costituzionale, erano stati avanzati nei giorni scorsi dal Movimento 5 stelle e dallo stesso Beppe Grillo tramite il suo blog.

Csm, martedì Parlamento vota nuovo membro
Nel pomeriggio una capigruppo congiunta di Camera e Senato ha fissato per martedì prossimo alle 11 la seduta comune del Parlamento per eleggere il nuovo componente del Csm. Elezione necessaria dopo che il plenum del Csm ha stabilito l’inidoneità, per mancanza di requisiti della professoressa napoletana Teresa Bene, nominata dal Parlamento in quota Pd a palazzo dei Marescialli.

Bene: Camere sospendano elezione per sostituirmi
In due documenti, Bene ha chiesto al Parlamento in seduta comune di sospendere le votazioni sul Csm in attesa che si decida sul ricorso presentato. E ha contestato la decisione del Csm nel merito e nel metodo. In particolare, la professoressa (indicata dal guardasigilli Orlando per andare al Csm in quota Pd) sostiene che a decidere sui titoli non dovrebbe essere il Csm, bensì il Parlamento. Poi ha criticato la modalità con la quale è stato detto questo 'no' perché non si consentirebbero controdeduzioni. E ha chiesto anche il parere sulla sua vicenda agli uffici legislativi di Camera e Senato, domandando, infine, la sospensione del voto. Ma la Boldrini e Grasso hanno respinto in toto le istanze della professoressa, stabililendo che il Parlamento deve procedere comunque all' elezione del componente laico del Csm e non sta alle Camere decidere sull'idoneità dei titoli dei candidati. Non si dà per vinta Bene («il Parlamento dovrebbe riappropriarsi della sue prerogative») che assicura che non si fermerà.

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