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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2014 alle ore 06:39.
L'ultima modifica è del 07 ottobre 2014 alle ore 08:47.

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(LaPresse)(LaPresse)

BRUXELLES - Le audizioni parlamentari dei prossimi commissari europei dovrebbero terminare oggi qui a Bruxelles, ma il destino della Commissione Juncker rimane incerto. Ieri infatti i deputati hanno bocciato il candidato ungherese, aprendo la porta a un rimpasto delle competenze. Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, candidato ad Alto Rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza, ha invece convinto i deputati con un'audizione volutamente conciliante, senza asperità.

Tibor Navracsis, vicino al controverso presidente ungherese Viktor Orbán, è stato bocciato dalla commissione cultura del Parlamento europeo. L'uomo è candidato commissario all'istruzione, alla cultura, alla cittadinanza. Esponenti parlamentari spiegavano ieri sera che Navracsis è stato bocciato da 14 deputati su 27. Dodici lo hanno sostenuto. Un deputato si è astenuto. Tuttavia, è stato considerato adatto a diventare membro della Commissione da 15 deputati su 27.

Il giudizio negativo è stato quindi temperato, con la possibilità nei fatti per il presidente eletto della Commissione Jean-Claude Juncker di rivedere il portafoglio di Navracsis. Una possibilità potrebbe essere di togliergli la competenza relativa alla cittadinanza. Se molti parlamentari hanno deciso di bocciarlo è perché da membro del governo ungherese ha contribuito al passaggio in parlamento di leggi criticate da Bruxelles perché in violazione con lo stato di diritto.

Il caso Navracsis è un nuovo ostacolo sulla strada del voto di fiducia alla Commissione Juncker. A tre commissari - oltre a Navracsis, anche al francese Pierre Moscovici (affari economici) e alla ceca Vera Jourová (giustizia) - sono stati chiesti chiarimenti scritti. Quelli inviati da Navracsis non hanno convinto i deputati. In dubbio è anche Alenka Bratusek, vice presidente per l'unione energetica, mentre oggi il candidato inglese ai servizi finanziari, Jonathan Hill, dovrà sottoporsi a un secondo esame.

A complicare le audizioni parlamentari sono almeno due fattori. Prima di tutto, vi sono tensioni tra i due partiti della grande coalizione popolare-socialista che stanno sostenendo la Commissione Juncker. Le critiche a due conservatori - l'inglese Hill e il commissario al clima e all'energia spagnolo Miguel Arias Cañete - hanno provocato il risentimento dei popolari, che in risposta la settimana scorsa hanno messo sotto pressione il socialista Moscovici, rinviando il loro benestare al politico francese.

Vi sono voci di rimpasto, ma apparentemente di portafogli non di persone. «Il presidente Juncker è al telefono da giorni per trovare un compromesso con il Parlamento», spiega un suo collaboratore. Incontri tra Juncker, il presidente dell'assemblea Martin Schulz, e i capogruppo parlamentari si terranno nelle prossime ore. Ieri, intanto, è stata sentita anche Federica Mogherini, che tra le altre cose ha tratteggiato un atteggiamento bilanciato nei confronti della Russia.

Consapevole di essere stata rimproverata di posizioni pro-russe, ha detto che l'Unione dovrà nei prossimi cinque anni «rivedere profondamente la relazione con la Russia». Il Paese, che nella crisi ucraina ha annesso la Crimea, «non è un partner ora, ma è un Paese strategico nel mondo ed è il nostro grande vicino orientale». Il ministro ha promesso «un mix di assertività e di diplomazia», precisando che «l'equilibrio dipenderà dall'orso russo» (un'espressione usata dal deputato che ha posto la domanda).

Interpellata sul rapporto con gli Stati Uniti, la signora Mogherini ha optato per una posizione politicamente corretta, nonostante le ultime crisi abbiano mostrato secondo molti un atteggiamento remissivo dell'Europa nei confronti di Washington, indebolendo la politica europea. In una fase complicata della politica internazionale come quella l'attuale - ha detto il ministro - l'Europa può «contare sui partner chiave con cui lavorare» e in particolare «il partenariato transatlantico è ora più che mai essenziale».

Il presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento europeo, il popolare tedesco Elmar Brok, ha subito commentato alla fine dell'incontro che «è fiducioso» di un benestare dei deputati alla signora Mogherini. Dal canto suo, Jan Techau, direttore del centro-studi Carnegie Europe a Bruxelles, ha giudicato su Twitter l'audizione del candidato italiano: «Chiaramente, ha ciò di cui ha bisogno: massima flessibilità verbale, senza troppe asperità. Promossa».

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