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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2014 alle ore 14:23.

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Un carro armato turco presidia il confine con la Siria (Epa)Un carro armato turco presidia il confine con la Siria (Epa)

I miliziani dello Stato Islamico avanzano e conquistano sempre più porzioni di territorio a Kobane, l'enclave curda in territorio siriano e al confine con la Turchia. Lo riferiscono l'Osservatorio siriano per i diritti umani e fonti curde. Secondo l'Osservatorio, i jihadisti hanno ormai il controllo pressocchè completo dell'area dove è collocata l'amministrazione comunale della città, in sostanza il 40 per cento del territorio cittadino. Nelle mani dei jihadisti c'è anche il quartier generale delle Asayish, le forze di sicurezza curde e, secondo il viceministro degli Esteri del governo autonomo di Kobane, Idris Nuaman, i miliziani dell’Isis stanno tentando di circondare completamente la località curdo siriana.

Nonostante i combattimenti, secondo Nuaman, si può ancora passare in territorio turco da Kobane, attraverso un valico strenuamente difeso dai miliziani curdi. La coalizione internazionale, ha aggiunto, nelle ultime ore ha continuato a bombardare le posizioni degli estremisti dentro e fuori la città, ma i miliziani hanno ricevuto rinforzi da altre zone sotto il controllo dell'Isis (Manbech e Jarabulus, nella stessa provincia di Aleppo, e da Tel Abiad, nella provincia di al Raqqa).

Kobane è ormai sotto assedio da giorni e la resistenza dei curdi si sta facendo sempre più debole. I jihadisti, nelle ultime ore, stanno anche provando a raggiungere il confine con la Turchia da Nord, ha riferito l'Osservatorio siriano sui diritti umani. Circa 700 persone, per la maggior parte anziani, sono rimaste intrappolate in città mentre «da 10.000 a 13.000 abitanti sono ammassati alla frontiera», ha spiegato l'inviato Onu per la Siria, Staffan De Mistura. Una situazione già insostenibile che, secondo il diplomatico italo-svedese, potrebbe ulteriormente aggravarsi trasformandosi in un «massacro», «una nuova Srebrenica». De Mistura ha rivolto un appello alle autorità turche «di prendere misure supplementari per fermare l'Isis; in caso contrario noi tutti, Turchia compresa, ce ne pentiremo».

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