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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2014 alle ore 20:55.
L'ultima modifica è del 12 ottobre 2014 alle ore 21:00.

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La copertina del nuovo numero di Dabiq, rivista online del Califfato che ha proclamato l’Isis (Isil, Is o Daesh in arabo), raffigura la piazza San Pietro a Roma dove sventola la bandiera del Califfato. Il titolo è «La Crociata fallita» una nuova provocazione del gruppo fondamentalista attivo fra Siria e Iraq che ora tiene sotto scacco la città siriana di Kobane, al confine con la Turchia e che già in passato aveva lanciato la provocazione via web: arriveremo a Roma. Una provocazione all’Occidente con Roma simbolo della cristianità. Il riferimento alla Crociata fallita è ai raid della coalizione a guida americana contro l'Isis che stanno però trovando resistenza nelle forze curde sul terreno.

Quello che a Roma è un fotomontaggio, a Baghdad potrebbe diventare realtà. «Circa 10mila jihadisti dell'Isis sarebbero alle porte di Baghdad, pronti a sferrare un attacco alla capitale irachena». Lo riporta il sito di al-Arabiya che cita un alto funzionario governativo iracheno intervistato dal quotidiano britannico Telegraph. Ieri era stato lanciato l’allarme per cellule dormienti presenti nella capitale irachena e un movimento di milizie jihadiste verso Kirkuk, città a 250 chilometri da Baghdad, al centro di una ricchissima zona petrolifera.

Obiettivo Twitter
Un altro obiettivo dei terroristi che hanno brutalmente decapitato quattro occidentali inermi, due giornalisti americani e due cooperanti britannici, è Twitter. Lo Stato islamico di al Baghdadi ha dichiarato ufficialmente guerra al colosso di microblogging, affermando che i suoi dirigenti «devono morire». L'ordine è stato impartito, proprio via Twitter, ai 'lupi solitari' negli Usa, i simpatizzanti della causa.

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