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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2014 alle ore 07:53.
L'ultima modifica è del 14 ottobre 2014 alle ore 07:57.

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A metà del suo cammino (si concluderà domenica prossima) il Sinodo sulla famiglia prefigura importanti aperture sia sui divorziati risposati sia sulle coppie gay, pur confermando che il matrimonio resta indissolubile e che deve essere contratto tra un uomo e una donna. Il cardinale Peter Erdo, relatore generale, ha ricordato che in aula si sono confrontate diverse linee sui divorziati, ma la novità è che per la prima volta si apre una strada concreta per la riammissione alla comunione: «Per alcuni l'eventuale accesso ai sacramenti occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale».

Questa è in buona sostanza anche la strada che sarebbe preferita da Papa Francesco. Sul fronte altrettanto delicato dei gay la relazione osserva che «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana. Siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?», aggiungendo: «Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners». Insomma una decisa apertura, poi confermata dalle parole dell'arcivescovo Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo: «Il testo lo dice con grande chiarezza: la Chiesa non condivide che la stessa terminologia, famiglia, possa essere applicata all'unione tra uomo e donna aperta alla procreazione e alla unione tra persone dello stesso sesso. Detto questo, mi sembra evidente che le persone umane coinvolte in queste unioni hanno diritti che devono essere tutelati.

Il problema è la non comparazione tout court, anche terminologica. Questo non vuole dire che bisogna escludere la ricerca anche di una codificazione dei diritti che devono essere garantiti alle persone che vivono in una relazione omosessuale, mi sembra sia una questione di civiltà e di rispetto della dignità delle persone». Quello delle unioni gay è stato un tema pure molto dibattuto nelle sessioni plenarie del Sinodo, e lo sarà anche nei “circoli minori” che si riuniscono da ieri su base linguistica. L'atteggiamento di accoglienza e accompagnamento verso gli omosessuali «è un atteggiamento cristiano di cui hanno sempre parlato già i documenti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI» ha affermato il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Mueller - uno dei porporati più scettici verso i “cambi” prefigurati - che però ha però aggiunto in merito che «la coppia come tale non può essere riconosciuta» dalla Chiesa. Anche se la relazione riassuntiva di ieri non è affatto conclusiva, rappresenta comunque un elemento di grande novità per la Chiesa. Infatti per la prima volta entrano in un documento ufficiale questioni che da molto tempo venivano considerate per acquisite, e che invece ora vengono rimesse in discussione, anche senza per questo andare a toccare la dottrina nei suoi fondamenti. Ora il percorso prevede che i risultati delle discussioni dei circoli confluiscano nella relazione conclusiva, documento (che resta consultivo, a decidere sarà il Papa) molto corposo che sarà sottoposto ad un voto dell'assemblea sabato prossimo. E il cui risultato, tuttavia, non sarà reso noto.

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