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Questo articolo è stato pubblicato il 14 ottobre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
L'operazione Tfr e in busta paga è quasi pronta. A garantirlo è il premier Matteo Renzi in persona. Che afferma: «Annunceremo a ore un accordo con le banche che permetterà a chi vorrà di ricevere il Tfr in busta paga». Banche che da parte loro restano caute. «Quando ci sarà un testo per il confronto forniremo la nostra valutazione», dice il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini. Ma a Palazzo Chigi c'è la convinzione che tutti gli scogli saranno superati e che le misura sarà inserita nella legge di stabilità. Con due precisi paletti: la garanzia per le piccole e medie imprese di non perdere liquidità, proprio grazie all'intesa alla quale l'esecutivo sta lavorando con banche e Confindustria, e quella per i lavoratori di potersi muovere lungo il solco della volontarietà.
«Dobbiamo consentire a chi vuole, attraverso un'operazione con le banche, di lasciare il Tfr su base mensile, perché l'idea che obbligo tutti a fare come voglio io è sbagliata», sostiene Renzi. Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, sottolinea che «il Tfr è una risorsa dei lavoratori». E aggiunge: «Non si tratta di restituire niente ai lavoratori, casomai di rendere più flessibili queste risorse».
Per i lavoratori, insomma, ci sarà la libertà di scelta tra tre possibilità: lasciare la liquidazione in azienda, convogliarla sui fondi pensione oppure beneficiarne nello stipendio in un'unica soluzione o attraverso una spalmatura mese per mese. In entrambi casi verrebbe mantenuta l'attuale tassazione agevolata.
Più complessa invece la questione della liquidità da assicurare alle imprese. L'attuale garanzia prevista con l'apposito Fondo collegato al Fondo Inps sul Tfr è considerata insufficiente dalle banche. Una delle ultime ipotesi sul tavolo è di prevedere una seconda garanzia pubblica magari con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti. Il nodo dovrebbe sciogliersi tra oggi e domani mattina a poche ore dal varo della "stabilità".
Le banche sono pronte a esaminare un testo dell'esecutivo «senza pregiudizio come abbiamo fatto in questi anni con le diverse convenzioni in materia di credito», dice il direttore generale dell'Abi aggiungendo che nei giorni scorsi ci sono stati «contatti di natura tecnico-giuridica» per una verifica e analisi di tutti gli aspetti dell'operazione.
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