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Questo articolo è stato pubblicato il 18 ottobre 2014 alle ore 15:06.
L'ultima modifica è del 18 ottobre 2014 alle ore 15:46.

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Yuko Obuchi (Afp)Yuko Obuchi (Afp)

TOKYO – Al ritorno da Milano, il primo ministro giapponese Shinzo Abe trova una sgradita sorpresa. La sua “delfina” – in predicato di diventare in futuro la prima donna-premier nel Sol Levante – sta per rassegnare le dimissioni dal governo in seguito a uno scandalo di finanziamenti elettorali irregolari. Fonti vicine all'esecutivo hanno indicato che la rampante Yuko Obuchi, 40 anni - figlia di un ex premier e due volte madre – ha deciso di dimettersi dalla carica di titolare del potente Ministero dell'Economia, Commercio e Industria che aveva assunto poche settimane fa nell'ambito di una ampio rimpasto in seguito al quale 5 donne erano entrate nel governo. Sara' il primo caso di un ministro che lascia l'incarico in seguito a uno scandalo da quando Abe assunse il potere nel dicembre 2012.

Un colpo per l'immagine del premier e la stabilita' del suo esecutivo, tanto piu' che – secondo i maligni – ad Obuchi era stato affidato il ministero da cui dipende la promozione dell'industria nucleare: Abe contava probabilmente sul fatto che un volto giovane di madre potesse contribuire efficacemente a convincere il pubblico sulla presunta necessita' di una pronta riattivazione delle centrali nucleari (attualmente tutte spente in seguito all'incidente di Fukushima).

Il settimanale Shukan Shincho aveva rivelato che due organizzazioni di supporto alla Obuchi hanno speso, nel 2010 e nel 2011, circa 26 milioni di yen in biglietti teatrali da distribuire al pubblico in violazione della normativa sui finanziamenti delle campagne elettorali. Altri 3,6 milioni di yen sarebbero stati impiegati dal comitato elettorale per acquisti a vantaggio di sua sorella e suo cognato. Forse, secondo alcuni osservatori, Obuchi ha calcolato che la scelta migliore e' fare oggi atto formale di contrizione per evitare di giocarsi carte piu' alte in futuro. Ma per altri sfuma la prospettiva di una giovane donna premier. Almeno non di nome Obuchi.

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