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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2014 alle ore 08:24.

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Yuko Obuchi (Epa)Yuko Obuchi (Epa)

TOKYO – Non poteva esserci un peggior ritorno dal vertice Asem di Milano per Shinzo Abe. Il premier giapponese ha ricevuto nelle sue mani le lettere di dimissioni di due delle cinque donne che aveva nominato alla titolarità di dicasteri ministeriali nell'ambito del rimpasto del mese scorso. Il motivo? Scandali relativi a finanziamenti elettorali. Per la verità, a occhi italiani finiscono per sembrare peccati piuttosto veniali, come la distribuzione di biglietti teatrali o di ventagli di carta promozionali. Ma si tratta pur sempre di palesi violazioni della normativa.

A rassegnare le dimissioni sono state Yuko Obuchi dal potente ministero dell'Economia, Commercio e Industria, e Midori Matsushima dal ministero della Giustizia. «Io ho fatto queste nomine e me ne assumo la responsabilità, scusandomi profondamente per questa situazione», ha dichiarato Abe ai cronisti.

Obuchi - 40enne figlia di un ex premier - era la più rampante tra le 5 donne assunte a un ruolo ministeriale in settembre anche per evidenziare l'impegno del governo verso la promozione della donna nella società e nel mondo del lavoro. Considerata candidabile a diventare in futuro la prima donna premier del Giappone, è scivolata sulle rivelazioni di un settimanale sull'attività di due gruppi elettorali a suo supporto, che avrebbero distribuito biglietti teatrali gratuiti a potenziali sostenitori tra il 2009 e il 2011 (per 43 milioni di yen, circa 400mila dollari), e avrebbero effettuato alcune spese con operazioni a vantaggio di suoi familiari. Il partito democratico di opposizione aveva invece denunciato la Matsushima per violazione delle leggi elettorali nella distribuzione di ventagli di carta promozionali.

Si tratta delle prime dimissioni nell'esecutivo da quando Abe prese il potere nel dicembre 2012. Un sondaggio della Kyodo News ha indicato che la popolarità del premier è scesa al 48,1%. Secondo vari osservatori politici, il premier fa bene a liberarsi subito di due problemi che avrebbero potuto diventare più gravi nei prossimi mesi. Gli esperti di economia cominciano a pensare che, se il gradimento al premier dovesse continuare a scendere, sarà più difficile per lui dare il via libera definitivo, a dicembre, a una misura molto impopolare come il nuovo aumento dell'Iva al 10% (dopo quello dal 5 all'8% scattato ad aprile).

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