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Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2014 alle ore 19:36.
L'ultima modifica è del 27 ottobre 2014 alle ore 16:19.

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KIEV - Il conteggio dei voti, ancora in corso, ha portato un colpo di scena alle elezioni parlamentari ucraine, perché secondo i risultati relativi a un quarto delle schede il Fronte nazionale del premier Arseniy Yatsenyuk ha superato il Blocco che fa capo al presidente, Petro Poroshenko. Per il momento i due partiti sono testa a testa, Yatsenyuk al 21,68 e il Blocco Poroshenko al 21,64. Terzo partito, con il 10,57% dei voti, Samopomich (Auto Aiuto), nazionalisti moderati guidati dal sindaco di Leopoli, Andriy Sadovy. È dunque una consistente maggioranza filo-occidentale e riformatrice quella che si profila nella nuova Rada, il Parlamento ucraino.

Ma se i risultati finali confermeranno quella che è in fondo una sconfitta per Poroshenko, che alle presidenziali di maggio era stato eletto al primo turno con il 55% dei voti e nei sondaggi prima del voto volava - lontano da tutti - sopra il 30%, la riconferma di Yatsenyuk alla guida del governo sarà inevitabile. Lui e Poroshenko sono già al lavoro per studiare la coalizione che unirà le loro forze, ma un risultato migliore avrebbe dato a Poroshenko la libertà di scegliere un primo ministro del proprio partito, più facilmente controllabile.

Vittoria per il premier Yatsenyuk
Ora è Yatsenyuk a dirigere i giochi, e il rapporto tra i due uomini è tutto da verificare: sicuramente in sintonia sulle riforme politiche ed economiche, e sul cammino di avvicinamento all'Europa, i due uomini sono destinati a scontrarsi sul conflitto nell'Est del Paese. Yatsenyuk è decisamente contrario al dialogo con la Russia e a una soluzione negoziata. Posizione che potrebbe complicare anche la ricerca di un'intesa sul fronte del gas, che Yatsenyuk è più propenso a cercare in Europa piuttosto che in un accordo con i russi. Nella notte di domenica il presidente ha fatto buon viso a cattivo gioco, salutando un risultato che, ha detto, conferma il sostegno del Paese al suo piano di pace. Ma sul dialogo con Mosca il presidente sembra destinato a rimanere isolato, nellla Rada che sta nascendo.

Piano di pace in bilico
Soprattutto perché il piano di pace non sembra dare risultati, come dimostrano le esplosioni segnalate di nuovo lunedì a Donetsk, rimasta calma soltanto per un giorno.
Le altre sorprese di queste elezioni, a cui non hanno potuto partecipare le circoscrizioni dell'Est occupate dai separatisti, sono il tramonto di Yulia Tymoshenko, il cui partito Batkivshchyna – da cui si era staccato Yatsenyuk – sta lottando per restare al di sopra della soglia del 5%, necessaria per entrare in Parlamento. Restano invece sicuramente esclusi, per la prima volta dal 1993, i comunisti, fermi sopra il 2 per cento. Dal voto tormentato e diviso delle regioni del Sud e di Donetsk e Luhansk (i distretti del fronte controllati dai governativi) è uscita una conferma per il solo partito filorusso che entrerà in Parlamento, il Blocco Opposizione (9,6%) che ha raccolto alcuni tra i superstiti del Partito delle Regioni di Viktor Yanukovich, l'ex presidente fuggito in febbraio.

La sconfitta dei nazionalisti
Male i partiti nazionalisti più radicali, Svoboda e Pravy Sektor, le frange più inquietanti del Maidan, resteranno fuori entrambi. E inferiore alle attese – al 7,63% - il risultato del Partito radicale del controverso Oleh Lyashko, che i sondaggi avevano collocato al secondo posto, come una stella in ascesa. L'affluenza, con le grandi variazioni immaginabili in un Paese in guerra, è stata del 52,42 per cento.

Mosca riconosce il voto
Intanto il Governo russo ha detto che riconosce le elezioni politiche di ieri in Ucraina. «Aspettiamo i risultati ufficiali - ha spiegato il viceministro degli Esteri russo, Grigori Karasin -, ma già ora è chiaro che nonostante la campagna elettorale dura e sporca, le elezioni sono valide». Il voto potrebbe aiutare la pace, auspica Mosca sottolineando però che l'alto numero di nazionalisti presenti nella nuova Rada potrebbe al contrario indurire le posizioni nei confronti della Russia.

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