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Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2014 alle ore 06:37.

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ROMA
Slitta a lunedì l'avvio della sessione di bilancio. E comunque solo dopo che Camera e Senato voteranno la nuova nota di variazione al Def, approvata ieri sera dal Consiglio dei ministri per riallineare gli obiettivi di finanza pubblica alle richieste di Bruxelles. Con la nuova relazione di variazione della nota di aggiornamento al Def vengono dunque rivisti gli obiettivi programmatici di finanza pubblica riportati nel Documento Programmatico di Bilancio per il 2015 (Draft Budgetary Plan, Dbp) inviato alla Commissione europea. Il miglioramento complessivo del deficit per il 2015 pari a 4,5 miliardi di euro porta l'indebitamento netto nominale al 2,6% del Pil. Mentre l'indebitamento netto strutturale - spiegava ieri sera alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato lo stesso ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan - registrerà un miglioramento di poco superiore allo 0,3%, sostanzialmente in linea con quanto richiesto dalla Ue.
«Il riconoscimento della sostanziale coerenza del nostro budget con il quadro regolatorio della Ue testimonia che anche l'Europa è sulla strada della crescita e della creazione di nuova occupazione», ha sottolinenato il ministro commentando a caldo il via libera della Ue alla stabilità 205-2017. Per Padoan è stato importante il costante dialogo tenuto con la Commissione europea ma allo stesso tempo anche aver «proposto alcune misure aggiuntive al budget che tuttavia - ha continuato Padoan - consentono di confermare l'impostazione iniziale e di stimolare la ripresa economica».
La nuova relazione di variazione del Def traduce nei saldi di finanza pubblica la risposta inviata lunedì da Padoan, ai rilievi formulati dal vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen. In questo modo l'Italia si è impegnata ad adottare misure aggiuntive per 4,5 miliardi al fine di «rafforzare lo sforzo fiscale già  delineato nella bozza del piano di bilancio» e centrare l'obiettivo di un aggiustamento strutturale. Di quei 4,5 miliardi 3,3 sono già inseriti - seppure di fatto "congelati" perchè ipotecati da Bruxelles - nei saldi del Ddl di stabilità come incremento del Fondo per la riduzione della pressione fiscale. A completare il quadro ci sono le altre due poste indicate da Padoan: i 730 milioni di maggiori entrate attesi dalla lotta all'evasione Iva con un nuovo allargamento del reverse charge alla grande distribuzione (vincolato però a un via libera della Ue) e un risparmio di spesa per 500 milioni sull'utilizzo dei fondi strutturali.
Questo ulteriore sforzo per rispondere a Bruxelles, «rappresenta uno sforzo notevole per un Paese che al terzo anno di recessione», ha precisato Padoan. In relazione ai dubbi sollevati ieri in audizione sulla rinuncia del Governo alla riduzione delle tasse, Padoan ha replicato che «l'abattimento della pressione fiscale previsto dalla legge di stabilià non viene intaccato dalla scelta di utilizzare i 3,3 miliardi del fondo taglia tasse». Inoltre, «l'impatto sulla crescita e sull'occupazione non cambia». Non parlerei di resa a Bruxelles, ha detto Padoan: «Il dibattito molto intenso con Bruxelles non ha riguardato solo le cifre ma la composizione stessa della manovra. E questo ha permesso di invocare e ottenere per la prima volta l'applicazione della clausola che consente la flessibilità». Il taglio della spesa, infine, ha precisato il ministro «è sull'ordine dei 10 miliardi e i costi standard rappresentano il prossimo futuro verso cui muoversi».
Sui nuovi saldi della manovra saranno i due presidenti di Camera e Senato a fissare oggi le modalità di voto. Per la maggioranza sarebbe sufficiente un voto semplice, le opposizioni chiedono la maggioranza qualificata.
Intanto sulle polizze vita il governo ci ripensa e corregge la decorrenza della nuova tassazione. Nelle bozze inviate in Parlamento, come segnalato sabato scorso su queste pagine, l'applicazione dell'imposta sostitutiva sui capitali liquidati agli eredi dalle compagnie di assicurazione decorreva nel 2014 e, quindi, quando il regime pro-tempore vigente prevedeva l'esonero integrale da Irpef dei capitali corrisposti a fronte dell'evento morte. Nella revisione finale prima dello stampato parlamentare, il Governo ha spostato la decorrenza del nuovo prelievo a partire dal 1° gennaio 2015. La retroattività della norma avrebbe infatti comportato sia problemi applicativi sia nuove e complesse complicazioni per le imprese di assicurazione. In primo luogo, infatti, il beneficiario che si è visto liquidare il capitale a fronte della premorienza dell'assicurato non ha nessun obbligo dichiarativo nei confronti del fisco, in quanto l'importo incassato va tassato con imposta sostitutiva. Dal canto loro le compagnie di assicurazioni avrebbero avuto vita dura a inseguire i defunti e i loro eredi per riliquidare i capitali già pagati e (legittimamente) non tassati, visto che fino ad oggi quegli importi sono esentasse.
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