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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2014 alle ore 08:58.
L'ultima modifica è del 03 novembre 2014 alle ore 17:15.

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Matteo Renzi(Ansa)Matteo Renzi(Ansa)

«Dobbiamo evitare un rischio pazzesco»: c’è «un disegno per dividere il mondo del lavoro». «Se abbiamo perso vent’anni è perché si è pensato con manifestazioni e proteste di dividere l’Italia in due, tra lavoratori e padroni». Ma «non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro». È uno dei passaggi più forti dell’intervento di stamattina di Matteo Renzi, ospite d’onore a Brescia all’assemblea annuale degli industriali bresciani che si è svolta all’interno della fabbrica Palazzoli per esplicita richiesta del premier (che preferiva un sito produttivo a una sede istituzionale).

La replica della Cgil: strada intrapresa da Renzi divide l’Italia
La replica del sindacato alle parole del premier arriva nel pomeriggio, quando la Cgil rileva «molto nervosismo» nelle parole del presidente del Consiglio «che ancora una volta evoca fantasmi e complotti, lancia invettive e ammonimenti ma evita accuratamente di dire come si crea lavoro e come si rilancia il Paese». Per la Cgil, «quella imboccata non è la strada giusta. Al contrario, è proprio quella che divide il Paese».

Proteste e cariche della polizia
L’intervento del premier è stato accompagnato, all’esterno, da proteste e cariche della polizia contro i centri sociali, mentre salgono di giorno in giorno i toni dello scontro con il sindacato sul Jobs act. Alla fabbrica Palazzoli ha cercato infatti di avvicinarsi un corteo organizzato da centri sociali, Cobas e movimenti studenteschi, che ha poi occupato un incrocio al centro di Brescia. Le forze dell’ordine hanno tentato di tenere lontani i manifestanti a colpi di cariche e manganelli. Verso gli agenti sono volate uova, fumogeni e anche qualche pietra: un carabiniere e un poliziotto sono rimasti feriti. Intanto, proprio all’esterno della Palazzoli, presidiata da carabinieri e poliziotti in tenuta antisommossa, era riunita la Fiom di Brescia per un’assemblea contro le politiche sul lavoro del governo. Circa 300 lavoratori hanno accolto il premier tra i fischi. Il sindacato nei giorni scorsi aveva denunciato come la Palazzoli fosse una delle aziende bresciane che impedisce assemblee retribuite. A surriscaldare gli animi anche la notizia che l’azienda ha deciso di sospendere la produzione per un giorno costringendo i dipendenti alle ferie forzate «per poter ospitare più gente possibile nello stabilimento».

Renzi: non sfruttare il dolore di cassintegrati e disoccupati
Il premier - che di prima mattina intervistato telefonicamente al Tg5 aveva detto che sul Jobs act il governo andrà avanti e che, se servirà, porrà la fiducia - ha chiarito che «il lavoro non può diventare terreno di scontro politico», che non può essere usato per spaccare in due il paese. «Se vogliono contestare il governo lo facciano» senza fare del mondo del lavoro «un campo di gioco di uno scontro politico», «senza sfruttare il dolore dei cassintegrati e dei disoccupati». «Il mio cuore è con loro», ha aggiunto Renzi. «E l’unico modo per vincere la disoccupazione è creare i posti di lavoro e fare dimagrire la politica e i politici». Grazie al decreto Poletti, per il premier, i risultati si sono già visti. Ora l’opera va completata con il ddl delega all’esame della Camera: «Non c’è dubbio che dal primo gennaio 2015 dovranno esserci regole nuove». La mattinata bresciana del premier è continuata con l’inaugurazione del nuovo impianto allo stabilimento Italcementi di Rezzato, dove ha salutato le maestranze, e con una visita alle Officine meccaniche rezzatesi.

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