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Questo articolo è stato pubblicato il 19 novembre 2014 alle ore 13:52.
L'ultima modifica è del 19 novembre 2014 alle ore 19:46.

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«L'area dell'euro è sull'orlo della deflazione». Lo ha detto Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia, in un intervento all’Università di Vicenza, ricordando che a ottobre «solo 2 Paesi su 18» hanno evidenziato un tasso di inflazione superiore all'1%». Questo - ha aggiunto - «fa salire i tassi di interesse reali, quindi scoraggia gli investimenti delle imprese e deprime la domanda di credito».

Le conseguenze
«Una inflazione che scende fino a rasentare la deflazione - ha sottolineato Rossi - ha conseguenze particolarmente gravi nell'area dell'euro oggi: ostacola il deleveraging nei Paesi con elevato debito pubblico o privato; rallenta il riaggiustamento dei prezzi relativi tra i paesi dell'area, quindi il recupero della competitività e l'eliminazione degli squilibri esterni dove necessario». La credibilità »della banca centrale nel cogliere l'obiettivo della stabilità dei prezzi è chiamata in causa», ha osservato ancora Rossi, ricordando le misure già varate dalla Bce e l'impegno unanime del direttivo a ricorrere anche ad ulteriori strumenti per centrare i suoi obiettivi.

Effetto del 3% sul Pil italiano delle misure Bce
L'efficacia delle misure adottate dalla Bce nel corso della crisi «non va sottovalutata», ha detto Rossi. Queste, infatti, «hanno ridotto le tensioni nei mercati monetari e dei capitali ed evitato una più forte contrazione dell'offerta di credito, con ciò frenando il deterioramento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria». Secondo analisi della Banca d'Italia, ha riferito Rossi, l'effetto complessivo sul Pil italiano «è valutabile in poco meno di tre punti percentuali nel biennio 2012-2013».

Riforme per ridurre la differenza fra paesi
Le riforme strutturali nei Paesi dell'area euro che sono rimasti indietro nella competitività, a iniziare dall'Italia, «sono fondamentali per due motivi: il primo è che sono l'unico modo per sbloccare i meccanismi inceppati dello sviluppo economico; il secondo, altrettanto importante, è che esse riducano la diffidenza reciproca fra nazioni», ha detto Salvatore Rossi. «Se quella diffidenza dovesse mettere radici - ha ammonito Rossi - l'intera costruzione europea sarebbe messa a repentaglio». La crisi dei debiti sovrani, ha detto il direttore generale di Bankitalia, «ha risvegliato un mostro dormiente in Europa: la diffidenza fra nazioni. È il frutto più avvelenato della crisi».

Euro, moneta senza Stato
«Il problema vero sta nell'essere l'euro una moneta senza Stato», ha sottolineato Rossi nel suo discorso sulla politica monetaria e l'indipendenza delle banche centrali. «La teoria economica - ha detto Rossi - e la stessa esperienza di altre unioni monetarie indicano come ciò, indipendentemente dai vincoli formali, complichi molto la vita di chi ha la responsabilità di una politica monetaria unica, soprattutto quando si tratta di prendere misure non convenzionali che possono avere sostanziali ricadute fiscali e redistributive». In assenza di un'autorità fiscale unica, ha aggiunto Rossi, sorge il timore in alcuni di una redistribuzione “occulta” tra paesi, non deliberata dagli organi politici rappresentativi e fatta passare tramite il bilancio dell'Eurosistema. «Questo timore - ha detto - oggi assai vivo nei paesi del Nord Europa, ha condizionato l'utilizzo dell'Smp e ha imposto, quando si è trattato di disegnare le Omt, una rigida condizionalità, per sventare casi di «azzardo morale» da parte dei paesi in maggiori difficoltà di finanza pubblica, in ultima analisi per impedire o limitare al massimo i trasferimenti fiscali fra Stati».

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