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Questo articolo è stato pubblicato il 10 dicembre 2014 alle ore 14:16.
L'ultima modifica è del 10 dicembre 2014 alle ore 21:39.

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Maria Elena Boschi (Ansa)Maria Elena Boschi (Ansa)

Battuta d’arresto a sorpresa per il Governo, andato sotto in commissione Affari costituzionali della Camera sull'approvazione di due emendamenti identici alla riforma del bicameralismo e nuovo Senato che aboliscono l’istituto dei senatori nominati dal presidente della Repubblica. Le due proposte di modifica all’articolo 2 del ddl (targate minoranza Pd e Sel) sono state approvate col parere contrario di Esecutivo e relatori. Due soli voti di scarto (20 a 22), con voto decisivo del “frondista” di Forza Italia Maurizio Bianconi. In questo modo il futuro Senato sarà composto esclusivamente da 100 rappresentanti territoriali. Secondo il testo approvato da palazzo Madama il futuro Senato doveva essere composto invece da 95 senatori eletti tra consiglieri regionali e sindaci e da 5 senatori di nomina presidenziale in carica per 7 anni.

Renzi: pensano intimidirci, ma andiamo avanti
«Pensano di intimidirci, ma non mi conoscono: credono di mandarci sotto per far vedere che esistono, anche a costo di votare con Grillo e Salvini». Così Matteo Renzi ai suoi dopo la battuta d’arresto in commissione. «Non vale la pena di arrabbiarsi - ha aggiunto - andiamo avanti, c'è un Paese da cambiare. Oggi abbiamo lavorato sull'Ilva, altri preferiscono giochetti parlamentari». Sulla stessa lunghezza d’onde il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. «Non c'è nessun timore» per il prosieguo del percorso delle riforme, «la parola finale spetta all'Aula», ha commentato la ministra. «Il dato politico è in Aula, vedremo se l'Aula confermerà», ha aggiunto con tono di sfida.

Giachetti: minoranza Pd impallina governo, voto subito
Ha sparato invece a pallettoni il renziano vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd), che ha attaccato la minoranza Pd, spronando il premier ad andare al voto anticipato. «I frammenti di minoranza finalmente si uniscono. Obiettivo impallinare il governo. Con amici così a che servono i nemici? Elezioni subito», ha scritto su twitter Giachetti, dopo che il governo è stato battuto in commissione alla Camera.

D’Attorre (Pd): emendamenti tecnici senza valore politico
Ha provato a ridimensionare l’incidente l'esponente della minoranza Pd Alfredo D'Attorre, che ha escluso ogni valore «politico» del voto in quanto la modifica approvata è frutto di «emendamenti tecnici» su cui peraltro «c'era una larghissima condivisione», cosa che rende difficile capire «perché il governo abbia dato parere negativo». D'Attorre ha poi confermato «l'impegno di tutti nel Pd a non toccare i pilastri della riforma», anche se non mancano «nodi» ancora da sciogliere (tra cui la possibilità di dare alla Consulta il potere preventivo sul sindacato di costituzionalità in merito alla legge elettorale).

Emendamenti minoranza Pd: Italicum legato a riforme
In commissione Affari costituzionali al Senato è intanto scaduto stasera il termine per gli emendamenti alla riforma elettorale (domani scadono i termini per i subemendamenti). Le modifiche di riferimento, per Pd e Forza Italia, le ha chieste ieri la relatrice dem Anna Finocchiaro (premio di maggioranza alla lista sopra il 40% dei voti, capilista bloccati, soglia unica di sbarramento al 3 per cento). Ma la minoranza Pd si prepara allo scontro con Renzi. E minaccia di far saltare il patto del Nazareno sulle riforme. Vannino Chiti ha presentato un emendamento in base al quale l'Italicum entrerebbe in vigore solo dopo il completamento dell'iter delle riforme costituzionali (opzione avversata dal premier) e introduce il Mattarellum come clausola di salvaguardia . Anche l’emendamento presentato dal bersaniano Miguel Gotor lega l'Italicum all’approvazione delle riforme costituzionali, ma in più abolisce i capilista bloccati (difesi strenuamente da Berlusconi).

Emendamento “renziano”, Mattarellum come salvaguardia
I renziani spingono sul Mattarellum come clausola di salvaguardia. I senatori renziani Stefano Collina, Andrea Marcucci e Francesco Verducci hanno presentato un sub-emendamento in tal senso che prevede anche l’entrata in vigore della riforma elettorale a partire dal 1° gennaio 2016: «L'Italicum entra in vigore dal 1 gennaio 2016. Nel periodo transitorio dall'approvazione della legge elettorale alla sua effettiva validità, viene ripristinato il Mattarellum», recita il sub-emendamento.

Lega deposita 10.500 emendamenti
Sono 10.500 gli emendamenti presentati invece dalla Lega Nord alla riforma della legge elettorale. Fisicamente depositati in commissione Affari Costituzionali da Roberto Calderoli insieme ad alcuni senatori della Lega su tre carrelli pieni di scatoloni. «Se il governo mostrerà buon senso rispetto ai punti di vista condivisi dalla commissione siamo pronti a ritirarli, altrimenti li votiamo tutti», ha osservato Calderoli. Fra gli emendamenti viene riproposto, con varianti diverse, anche l'ordine del giorno presentato dallo stesso vicepresidente del Senato con la clausola di salvaguardia sulla legge elettorale che prevede
l’applicazione del Consultellum in caso di elezioni antecedenti il varo delle riforme costituzionali (con il Senato trasformato in organo non eletto direttamente dai cittadini, ma espressione delle autonomie territoriali).

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