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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2014 alle ore 20:10.
L'ultima modifica è del 14 dicembre 2014 alle ore 11:59.

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Primo via libera a Montecitorio alla riforma del bicameralismo e del Titolo V. Poco prima della mezzanotte di ieri la commissione Affari costituzionali ha approvato il testo, dando modo alla riforma di approdare all’esame dell’Aula il 16 dicembre, secondo gli auspici del governo e del premier. Al ddl licenziato dal Senato sono state apportate importanti modifiche, comprese alcune richieste dalla minoranza del Pd, che è comuque uscita al momento di votare alcuni articoli e, alla fine, ha abbandonato i lavori mettendo in evidenza la spaccatura interna al partito.

Boschi soddisfatta: in aula ci confronteremo ancora
Soddisfatta la ministra alle Riforme Maria Elena Boschi: «È stato un lavoro complicato che però si e svolto in un clima di confronto leale», ha detto ringraziando i relatori. «Un lavoro svolto senza sacrificare il dibattito», ha aggiunto per poi dare appuntamento in Aula «dove avremo modo di confrontarci ancora».

Dissidenti dem presenti a singhiozzo
La giornata ha visto dunque partecipazione a singhiozzo ai lavori degli 8 “dissidenti” della minoranza Pd , pronti anche a chiedere al partito di essere sostituiti al momento del voto sulle parti controverse della riforma per evitare, con un loro voto contrario, di mandare “sotto” il governo e i relatori. Ieri mattina, i dissidenti (tra cui Rosy Bindi, Alfredo D'Attorre, Gianni Cuperlo, e Roberta Agostini) sono comunque usciti dalla commissione al momento del voto sull'articolo 3 del ddl (relativo ai senatori di nomina presidenziale, il giudizio di costituzionalità preventivo sulla legge elettorale e il quorum per l'elezione del capo dello Stato) per poi rientrare per partecipare al prosieguo dei lavori.

Assenza strategica
L’assenza strategica dei frondisti ha evitato che il governo fosse battuto, come accaduto mercoledì scorso, e permesso alla commissione di bocciare tutti gli emendamenti presentati e approvare l'articolo senza problemi e senza modifiche. «Il presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico, letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati», recita il testo.

Approvato emendamento dei relatori su iter delle leggi
Le schermaglie tra i dem non hanno fermato comunque il cammino della riforma. Ieri, l'esame degli emendamenti al Ddl sulle riforme costituzionali ha registrato in particolare il via libera ad una modifica al testo presentata dei relatori che permetterà al Senato di chiedere modifiche alle leggi approvate dalla Camera con quorum diversi a seconda della natura dei provvedimenti. Anche la Camera potrà respingere le richieste di Palazzo Madama secondo lo stesso criterio. In particolare, il Senato potrà chiedere alla Camera modifiche ai ddl approvati ma con i 2/3 dei voti, e la Camera potrà non accogliere la richiesta solo con la maggioranza assoluta. L'emendamento precisa quindi che saranno i presidenti, sia della Camera che del Senato, a indicare quale iter dovrà seguire il provvedimento.

Cinquestelle e Lega lasciano i lavori
In serata, M5s e Lega hanno abbandonato i lavori della prima commissione impegnata nel voto degli emendamenti sulle riforme. La commissione ha fatto una breve sosta dei lavori e alla ripresa Roberta Lombardi ha annunciato l'abbandono da parte dei deputati di M5s. Dopo pochi minuti, dopo che il relatore Emanuele Fiano ha invitato a ritirare gli emendamenti sull'articolo 13 annunciando possibili modifiche in Aula, ha preso la parola Matteo Bragantini della Lega, dichiarando che il Carroccio avrebbe ritirato tutti gli emendamenti lasciando la Commissione. Sia Fiano che l'altro relatore, Francesco Paolo Sisto, hanno espresso rammarico per la decisione.

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