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Questo articolo è stato pubblicato il 18 dicembre 2014 alle ore 07:51.
L'ultima modifica è del 18 dicembre 2014 alle ore 19:05.

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E' un Consiglio europeo all'insegna dell'europessimismo italiano quello che si apre oggi, giovedì 18 dicembre, qui a Bruxelles. L'ultimo sondaggio Eurobarometro pubblicato ieri mostra che solo il 34% degli italiani ha una immagine “positiva” dell'Unione, in aumento rispetto allo studio precedente, della primavera del 2014, ma sempre a livelli inferiori che in Francia, in Germania e nella media della UE (39%). Il 28% degli italiani ha una visione negativa, il 35% né positiva, né negativa.

Capi di stato e di governo dei Ventotto si riuniscono oggi e domani a Bruxelles per discutere di due grandi temi: il rilancio dell'economia europea grazie a un piano di investimenti da 315 miliardi di euro, presentato in novembre dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker; e la grave crisi in Ucraina. L'obiettivo del nuovo presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, è di lanciare un messaggio politico di fiducia alle pubbliche opinioni nazionali.

Sempre secondo il sondaggio Eurobarometro, il 69% degli italiani considera che la voce dell'Italia non è sentita a sufficienza nell'Unione. Nel contempo, il 47% degli italiani è pessimista sul futuro della UE, solo il 45% è ottimista. Il dato è molto peggiore della media europea: i pessimisti tra i Ventotto sono solo il 37% del totale. Paese economicamente in difficoltà, l'Italia è tra i più pessimisti. In Spagna, gli ottimisti sono il 53%, in Portogallo il 51%, in Irlanda addirittura il 78%.

Il 92% degli italiani considera che lo stato dell'economia in questo momento è cattivo. Non sembra però che in altri paesi vi sia uno stesso legame diretto tra il pessimismo nei confronti del progetto europeo e un sentimento negativo circa l'andamento della congiuntura nazionale. Per esempio, nonostante il 97% degli spagnoli ritenga cattivo lo stato della loro economia, gli ottimisti sul futuro dell'Unione sono nel paese una maggioranza.

A sorpresa, gli italiani – che per decenni sono stati tra i popoli più europeisti – si sentono sempre meno legati all'Unione. Il 51% degli italiani non si considera un cittadino della UE, a pari merito con i bulgari. A titolo di semplice confronto, solo il 36% dei francesi non si ritiene cittadino dell'Unione, mentre gli inglesi che non si considerano tali sono meno che in Italia: il 49% del totale. Viceversa, il 74% dei tedeschi si ritiene oggi un cittadino della UE.

È difficile interpretare le tendenze che emergono dagli ultimi dati dell'Eurobarometro. È probabile, tuttavia, che vi siano almeno due ragioni dietro a questi risultati. Il primo motivo è l'andamento dell'economia. La responsabilità della crisi è attribuita a torto o a ragione all'Europa o all'euro. E' probabile poi che al progetto europeo molti italiani attribuiscano la fine di benefici o privilegi provocata dalle riforme economiche adottate o annunciate dai governi nazionali in questi ultimi anni.

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