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Questo articolo è stato pubblicato il 31 dicembre 2014 alle ore 11:56.

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In teoria è tutto pronto per far scattare da domani il rincaro automatico delle multe, previsto ogni due anni per adeguare il Codice della strada ai dati Istat sull'inflazione: se ne conosce l'entità (0,8%, la più bassa da quando l'automatismo è stato introdotto, nel 1993) e sono già stati fatti i calcoli su come va applicata (resta invariato uno degli importi che si pagano più di frequente, quei 41 euro dovuti per esempio in caso di divieto di sosta semplice o di eccesso di velocità contenuto nei 10 km/). Manca però una cosa fondamentale: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale che formalizza il tutto.

Così oggi gli uffici verbali di tutti i corpi di polizia attendono di vedere l'ultima uscita della Gazzetta nell'anno, per capire se davvero potranno dar corso agli aumenti. E, come nota il portale specialistico www.poliziamunicipale.it, magari qualche agente dovrà pure fare gli straordinari per far partire tutto correttamente. Un autentico assurdo, sia per la banalità dell'adempimento sia perché siamo in tempi di spending review.

Ma come si può arrivare a tanto per quello che, in fondo, è solo un meccanismo automatico? Semplice: l'articolo 195 del Codice della strada richiede ogni volta un decreto ministeriale, da scrivere entro il primo dicembre. E fin qua nulla di male. Il problema è che coinvolge ben tre ministeri (Infrastrutture, Economia e Giustizia), per un lavoro in cui normalmente basta anche un solo funzionario delle Infrastrutture. Avere tre ministeri coinvolti significa tenere la pratica “in giro” per settimane e spesso ferma sulla scrivania di uno dei tre ministri, in attesa di una semplice firma. Non sarebbe il caso di fare una spending review anche per certe procedure?

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