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Referendum pensioni, il 14 gennaio alla Consulta

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Referendum pensioni, il 14 gennaio alla Consulta

  • –Vitaliano D'Angerio

Tempi stretti per la decisione sull’ammissibilità del referendum abrogativo della riforma Fornero sulle pensioni. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, mercoledì 14 gennaio alle 9,30 inizierà la camera di consiglio della Corte costituzionale per dare o meno il via libera: il relatore sarà il giudice Mario Rosario Morelli. Da segnalare, tra l’altro, che il 14 gennaio è la data prevista per le dimissioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Entro il 10 gennaio, Presidenza del Consiglio e ministero del Lavoro dovranno inoltre presentare le memorie per dimostrare davanti ai giudici della Corte l’eventuale inammissibilità del referendum abrogativo, promosso dalla Lega Nord e che a inizio novembre aveva ricevuto anche l’endorsement da parte del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Se ci sarà il via libera dei giudici costituzionali, il Governo Renzi dovrà stabilire una data per il voto in una domenica compresa fra il 15 aprile e il 15 giugno.

Ma qual è nello specifico il testo del quesito che verrà posto agli italiani in caso di semaforo verde della Corte costituzionale? «Volete che sia abrogato: l’articolo 24 (Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici) del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni dall’articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n.214, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive?».

Il testo del quesito è contenuto nell’ordinanza della Corte di cassazione che l’11 dicembre scorso ha dichiarato conforme alla legge la richiesta di referendum. In particolare sono state contabilizzate 602.614 firme ma ne sono state considerate regolari soltanto 550.635: irregolari 47.270, coincidenti (stesse firme, ndr) 4.709. L’anomalia più rilevante riscontrata dalla Cassazione riguarda la mancanza del certificato elettorale (il 76% delle sottoscrizioni irregolari); altre anomalie indicate dai giudici della Cassazione, sono relative alle vidimazioni avvenute oltre i 3 mesi dal deposito (11,13%).

Da segnalare ancora, che l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione, il 30 ottobre scorso aveva chiesto al comitato promotore la riformulazione del quesito e della denominazione della richiesta del referendum. Alla fine del procedimento, è stato deciso in particolare che la normativa da sottoporre al referendum «non può essere indicata – contrariamente a quanto proposto dai promotori – come “riforma Fornero”, così denominata per il nome del ministro del Lavoro dell’epoca, sia perché si tratta di denominazione che risponde ad una personalizzazione», sia perché potrebbe creare confusione con un’altra legge, la 92 del 28 giugno 2012 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro) «correntemente indicata come “riforma Fornero”».

A questo punto quante probabilità ha il referendum promosso dalla Lega Nord di essere giudicato ammissibile dalla Corte costituzionale? «È veramente complicato fare delle ipotesi – spiega Ernesto Bettinelli, ordinario di diritto costituzionale all’università di Pavia –. Certo è che questo referendum potrebbe avere effetti sul bilancio e sulla legge di Stabilità. E poi bisognerà considerare la nuova formulazione dell’articolo 81 che ha introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione. Le variabili da considerare sono tante». Bettinelli segnala poi la possibilità che il referendum venga accorpato a inizio maggio con le elezioni regionali: «È una possibilità che credo verrà presa in considerazione dal Governo per risparmiare sulle spese. Sempre se la Corte costituzionale riterrà ammissibile il quesito del comitato promotore».

v.dangerio@ilsole24ore.com

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LA NUOVA PREVIDENZA

Effetto Fornero

Quando fu approvato il Decreto Salva Italia (dicembre 2011), il Governo Monti indicò i seguenti risparmi sul fronte delle pensioni: 3,4 miliardi nel 2012, 6,6 miliardi nel 2013 e 9,2 miliardi nel 2014.

Sempre la riforma Fornero sulle pensioni, stabilì che dal 2012 doveva salire la soglia di vecchiaia: subito a 66 anni per gli uomini (a 67 nel 2012 al netto degli agganci alla speranza di vita), a 62 anni per le donne per poi arrivare progressivamente a 66 anni nel 2018.

Uno degli effetti più recenti della riforma Fornero è che dal 2016 per ottenere la pensione occorrerà aspettare quattro mesi in più. In particolare, dal 2016, scatterà il secondo aumento dei requisiti anagrafici e contributivi dopo l’adeguamento avvenuto nel 2013. Per le pensioni anticipate saranno necessari, per gli uomini, 42 anni e dieci mesi di contributi; per le donne 41 anni e dieci mesi di contributi.

Per la pensione di vecchiaia i requisiti sono differenti per le donne del settore privato rispetto agli uomini e alle donne del settore pubblico