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Jobs act, trasmessi alla Camera i due decreti attuativi

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riforma del lavoro

Jobs act, trasmessi alla Camera i due decreti attuativi

Sono stati trasmessi oggi alla Camera i due decreti legislativi per l'attuazione del jobs act. Lo si apprende da fonti di governo. Il primo decreto riguarda il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, il secondo la riforma degli ammortizzatori sociali. Ora la commissioni Lavoro è chiamata ad esprimere entro 30 giorni un parere obbligatorio ma non vincolante. Solo ieri è arrivata la bollinatura della Ragioneria dello Stato sul secondo decreto, dopo che è stato sciolto il nodo coperture per l'assegno di disoccupazione.

Il contratto a tutele crescenti
Il decreto sul contratto a tutele crescenti introduce un doppio binario per i licenziamenti tra i dipendenti già in forze e gli assunti dopo l'entrata in vigore del testo. Le nuove norme si applicheranno infatti soltanto a questi ultimi, esclusi i dirigenti e i dipendenti pubblici (per i quali la riforma arriverà con il ddl Madia): i neoassunti non avranno la possibilità di reintegra in caso di licenziamento economico (per giustificato motivo oggettivo). Se il giudice ne accerta l'illegittimità, il lavoratore avrà diritto esclusivamente a un'indennità certa e crescente in funzione dell'anzianità di servizio. Idem per il licenziamento disciplinare (per giustificato motivo soggettivo o giusta causa), ma il lavoratore potrà essere reintegrato in un unico caso: se sia «dimostrata direttamente in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento». Le novità sono state estese anche ai licenziamenti collettivi: in caso di violazione delle procedure o dei criteri di scelta si applica sempre il regime dell'indennizzo monetario (minimo 4, massimo 24 mensilità), che vale per gli individuali.

Dal 1° maggio partirà la Naspi
Nel secondo decreto si disciplina la Naspi, ossia la nuova indennità mensile di disoccupazione, che scatterà dal prossimo 1° maggio e sostituirà l'Aspi e la mini-Aspi della riforma Fornero. A chi perderà il lavoro fino al 30 aprile, per ottenere l'indennità servirà un anno di contributi nel biennio precedente (con minimo due anni dal primo pagamento), mentre da maggio basteranno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni di lavoro (le stesse richieste per la mini-Aspi) e aver lavorato almeno 18 giorni l'anno prima. La durata massima del sussidio salirà fino a 24 mesi (un anno e mezzo dal 2017) e non seguirà più il parametro dell'età del lavoratore. Aumenterà anche il tetto dell'importo: 1.300 euro (contro i 1.166 dell'Aspi nel 2014) e la riduzione dopo i primi mesi sarà del 3% invece che del 15%. Invariati i costi a carico dei datori di lavoro: contributo ordinario pari all'1,31%+0,3% e quota addizionale 1,4 per cento. Per non perdere l'indennità i beneficiari dovranno ricercare attivamente un nuovo impiego.

Anche l'Asdi, l'assegno sperimentale di disoccupazione che scatta a Naspi scaduta per i lavoratori più marginali (previsto l'accesso via Isee), scatta a maggio e durerà fino a un massimo di 6 mesi e varrà fino al 75% dell'ultimo assegno Naspi. Infine la Dis-coll, ovvero la nuova indennità di disoccupazione, sempre sperimentale, per collaboratori fino a 6 mesi e con un tetto a 1.300 euro come la Naspi:vi potrà accedere chi ha cumulato 3 mesi di contribuzione dal 1 gennaio 2014 ed entro la data della disoccupazione, con in più un mese di contribuzione nell'anno solare in cui si verifica la perdita dell'impiego oppure un rapporto di collaborazione pari ad almeno un mese e che abbia determinato un reddito pari almeno alla metà dell'importo (650 euro) che dà diritto all'accredito di un mese di contribuzione.

I rilievi della Ragioneria dello Stato
La bollinatura della Ragioneria dello Stato è arrivata dopo che è stato sciolto il nodo coperture per l'assegno di disoccupazione. In base al compromesso trovato con il governo la Naspi avrà una durata fino a 24 mesi nei primi due anni di applicazione per poi scendere a 18 mesi nel 2017.

Le modifiche rispetto al testo originario
Anche il Dlgs sul contratto a tutele crescenti, già certificato dalla Ragioneria, contiene alcuni ritocchi e un chiarimento atteso dagli operatori: l'onere della prova in caso di impugnazione di un licenziamento ritenuto illegittimo sarà a carico del lavoratore solo limitatamente alla dimostrazione dell'insussistenza del fatto materiale contestato. Mentre l'articolo sul contratto di ricollocazione è stato espunto dal primo decreto per trasferirlo nel testo del decreto sugli ammortizzatori sociali, che dovrà passare al vaglio anche della Conferenza unificata Stato-regioni. Il braccio di ferro con la Ragioneria ha portato a specificare nel provvedimento i costi della conciliazione “rapida” per evitare il contenzioso. Il Dlgs prevede infatti che la somma (da 1 mensilità fino a un massimo di 18 mensilità) che il datore offre al lavoratore è completamente esentasse. A differenza di oggi, dove le somme accettate in conciliazione Fornero sono soggette a imposizione fiscale


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