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Questo articolo è stato pubblicato il 13 gennaio 2015 alle ore 18:22.
L'ultima modifica è del 20 gennaio 2015 alle ore 08:44.

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Per le vittime di violenza e stalking, reati in continuo aumento, è in arrivo una maggiore protezione a livello Ue che riguarda , in particolare, la possibilità di spostarsi in sicurezza all'interno degli Stati . D'ora in avanti i cittadini europei che hanno subito abusi potranno viaggiare in altri Stati membri con una più ampia tutela dal loro aggressore. Nuove norme, in vigore da domenica, assicureranno che gli ordini di protezione e allontanamento, emessi in uno Stato membro, saranno rapidamente riconosciuti in tutta l'Unione Europea.

Ogni anno 75 milioni di persone sono vittime di questi reati: «ora potranno far valere i propri diritti anche al di fuori del loro paese, ovunque vadano in Europa» ha affermato Věra Jourová, Commissaria Ue per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, che ricorda anche l'elevato numero di vittime «Secondo le stime, una donna su tre ha subito violenze almeno una volta nella vita». Finora le vittime dovevano ricorrere a procedure complesse e diverse in ogni stato, per ottenere la misura di protezione. Due sono gli strumenti giuridici messi in campo dall'Ue in materia: il regolamento relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile e la direttiva sull'ordine di protezione europeo.

Secondo l'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) c'è ancora molto da fare per assicurare alle vittime l'accesso ai servizi di sostegno mirati e la consulenza per i traumi subiti. Ancora gravosa è la burocrazia che ostacola l'accesso al libero patrocinio ed è necessaria, secondo la relazione della Fra, una migliore informazione dei diritti e dei servizi disponibili per le persone. Anche la scarsa denuncia da parte delle vittime è un problema cruciale evidenziato dalla ricerca , che determina una non piena accessibilità al diritto di assistenza e protezione. «L'assistenza deve essere messa a disposizione delle vittime prima, durante e dopo il procedimento penale – e non deve essere soltanto assistenza legale, ma anche psicologica ed emotiva» dichiara il direttore della FRA Morten Kjaerum.

In diversi paesi si sono attivate iniziative importanti a sostegno delle vittime. In Belgio, Finlandia ed Estonia le organizzazioni di assistenza sono presenti direttamente nei posti di polizia o nelle vicinanze. Un fondo per servizi di assistenza creato dal denaro sequestrato ai condannati per reati penali è invece attivo in Danimarca, Polonia e Regno Unito. Mentre in Spagna o in Svezia sono state realizzate delle app per seguire i dettagli del procedimento giudiziario, con informazioni sulle sedi e i dati di contatto.

Per quanto riguarda la protezione durante i procedimenti giudiziari , in Italia alle vittime di violenze sessuali, atti di persecuzione, schiavitù e traffico umano, è riconosciuta la possibilità di richiedere di essere ascoltate senza la presenza del pubblico in sede giudiziaria. Per i minori coinvolti questa procedura avviene automaticamente. Sempre nel nostro Paese l'aiuto legale alle vittime è sostenuto dallo Stato e dalle associazioni. In Italia come in Spagna, Grecia, Lituania e Portogallo non è obbligatorio informare i cittadini dei servizi di assistenza disponibili, come previsto invece solo per alcune categorie di vittime, ad esempio per i reati domestici. Entro il 16 novembre 2015 diverrà vincolante in tutti gli stati membri una direttiva, in vigore dal 2012, che prevede norme minime di sostegno, protezione e diritti per le vittime ovunque si trovino nel nostro Continente.

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