Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2015 alle ore 15:43.
L'ultima modifica è del 14 gennaio 2015 alle ore 20:13.

My24
Ignazio Visco (Ansa)Ignazio Visco (Ansa)

Tra il 2005 e il 2008, il valore dell'economia illegale in Italia calcolato in base alla quantità di moneta in circolazione potrebbe aver pesato per oltre il 10% del Pil. La stima arriva dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, durante una audizione in commissione Antimafia. Visco ha elencato una serie di stime ad oggi disponibili sull’incidenza dell'economia criminale nel nostro paese in Italia ed ha ricordato che, secondo l'Istat, sull'economia illegale intesa come commercio di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando di alcol e tabacchi, nel 2011 ha pesato complessivamente per lo 0,9% del Pil.

16 miliardi di mancati investimenti esteri dal 2006 al 2012
Tra le fonti citate dal governatore anche Transcrime (il centro di ricerca interuniversitario sulla criminalità transnazionale delle università di Trento e di Milano “Sacro Cuore”), secondo cui i mercati criminali «valgono circa 110 miliardi di euro in Europa, poco meno di 16 in Italia, l'1% del Pil». La stessa cifra, circa 16 miliardi, che tra il 2006 e il 2012, si sarebbe potuta aggiungere - + 15% in termini di investimenti esteri - a quella effettivamente impegnata nel nostro paese se le nostre istituzioni italiane avessero garantito la stessa qualità media registrata nell'area euro. Per recuperare il gap è quindi «indispensabile» la «diffusione della cultura della legalità e della correttezza».

L’Italia “cliente” dei paradisi fiscali
L’economia illegale che avvelena l’Italia fa dunque fuggire gli investitori ma drena anche risorse e ricchezze trasferendole verso altri paesi dal Fisco amico. Per Visco, infatti, i flussi di denaro dall'Italia verso i cosiddetti “paradisi fiscali” sono di circa il 36% piu' elevati di quelli verso gli altri Paesi esteri. Citando dati elaborati dalla stessa Bankitalia Visco ha spiegato che «considerando le determinanti dei flussi finanziari tra l'Italia e il resto del mondo vengono individuate posizioni totalmente anomale. I risultati mostrano che a parità di altre condizioni i flussi finanziari indirizzati verso i cosiddetti “paradisi fiscali” sono di circa il 36% più elevati di quelli verso gli altri Paesi esteri». Una anomalia, questa, «correlata sia con i tassi di criminalità legati ai furti e al traffico di droga nella provincia di origine del bonifico, sia con misure del rischio di riciclaggio e di opacità della legislazione finanziaria nei Paesi di destinazione».

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi