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Ipotesi insider trading: la Procura indaga

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Ipotesi insider trading: la Procura indaga

  • –Marco Ludovico

LE INDAGINI

Sono coordinate direttamente dal Procuratore capo Pignatone e dall’aggiunto Nello Rossi, al lavoro il nucleo valutario Gdf

ROMA

È l’insider trading l’ipotesi giudiziaria del fascicolo aperto dalla Procura della repubblica di Roma sulla base della relazione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, trasmessa anche alla Camera, e di un esposto dell’associazione di consumatori Adusbef. Ci potrebbe essere stata - ma il condizionale è d’obbligo perché nel fascicolo non c’è ancora il reato ipotizzato - una o più rivelazioni di informazioni privilegiate sul contenuto del decreto legge di riforma delle banche popolari, prima della sua effettiva diffusione, che avrebbe causato attività speculative da parte di investitori coperti da intermediari esteri.

Un’operazione che a detta del presidente della Consob avrebbe già prodotto, a partire dal 3 gennaio scorso, plusvalenze per 10 milioni di euro. Nel fascicolo degli inquirenti romani di piazzale Clodio finora non ci sono indagati. Si tratta di un «modello 45», un’inchiesta cosidetta esplorativa, per individuare le eventuali speculazioni finanziarie paventate dal presidente della Consob. Per questo il procuratore capo, Giuseppe Pignatone, e l’aggiunto Nello Rossi, hanno già richiesto informazioni sia alla Consob sia a Bankitalia per la specifica questione del commissariamento di Banca Etruria. Anche la Procura di Milano, visto che le compravendite azionarie coinvolgono piazza Affari, è in attività sulla materia e potrebbe aprire un fascicolo a ore. La delega di polizia giudiziaria è stata affidata al nucleo valutario della GdF.

La novità fondamentale introdotta dal decreto legge è rappresentata dall’obbligo per le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi di euro di trasformarsi in società per azioni. Questa informazione sarebbe circolata in ambienti finanziari ben prima del 20 gennaio scorso, data in cui il premier, Matteo Renzi, ha illustrato questa modifica. Di fatti, fin dal 3 gennaio si erano diffuse notizie circa la volontà del Governo di modificare la disciplina delle banche popolari, anche se non erano entrate nei dettagli. Tuttavia da quella data sono state registrate operazioni sospette. Fino al 9 febbraio scorso, infatti, «i corsi delle banche popolari – si legge nella relazione – sono saliti da un minimo dell’8% per Ubi a un massimo del 57% per la Banca popolare dell'Etruria e del Lazio», istituto il cui vice presidente è Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena, la quale risulta essere azionista. Il 16 gennaio successivo c’è la certezza: Renzi, a mercati chiusi, «annuncia» l’imminente riforma, ma ancora una volta senza specificare i dettagli. E, ancora una volta, si registrano altre operazioni sospette – riportate anche nell’informativa di Vegas - come i 43mila 920 euro di azioni di Ubi comprate il 16 gennaio scorso da Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza dello stesso istituto. O i 138mila 673 euro di azioni di Bpfer, comprate fra il 9 e il 19 gennaio da Alberto Marri, vice presidente della stessa banca.

Solo il 20 gennaio successivo la Presidenza del Consiglio illustra i particolari della riforma, che obbligano le banche popolari con un attivo superiore a 8 miliardi di euro a trasformarsi in spa. Ed è così, dati alla mano, che si fa largo l’ipotesi - che può avere risvolti giudiziari - di una possibile speculazione finanziaria di investitori sulle banche popolari, così da fare man bassa di azioni. Il 24 gennaio scorso la stampa racconta di sospette operazioni partite da Londra, avviate già dai primi di gennaio.

Salta fuori il nome di Davide Serra, imprenditore vicino a Renzi. Secondo Vegas emergerebbe un ruolo nella presunta operazione finanziaria del «Fondo Speculativo Algebris, fondato da Serra» e si parla di «un workshop avente ad oggetto il cambiamento della normativa italiana sul credito cooperativo, che si sarebbe tenuto negli studi londinesi del Fondo Algebris, nei giorni precedenti l’annuncio (venerdì 16 gennaio 2015) da parte del Governo, della volontà di voler riformare il sistema delle Banche Popolari, rilanciando indiscrezioni sulla operatività sospetta sulle azioni popolari che sarebbe stata registrata proprio con ordini di acquisto, poi seguiti da decise vendite, sulle azioni delle popolari nella City». Tuttavia Serra il 30 gennaio successivo ha replicato, affermando che «investiamo sulle banche popolari da marzo 2014». E ieri in una nota il fondo Algebris ha precisato di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1°al 19 gennaio.

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