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Letta: Italicum parente del Porcellum, domani voto no. Cuperlo:…

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la minoranza si schiera

Letta: Italicum parente del Porcellum, domani voto no. Cuperlo: noi contrari, ma no agguati

«Il Porcellum l'ha eliminato la Corte costituzionale», mentre con l'Italicum «abbiamo un parente stretto del Porcellum». Una ragione sufficiente, secondo l'ex presidente del Consiglio Enrico Enrico Letta per annunciare nel corso di una intervista a “In ½ ora” (Rai3) il suo voto «contro» la riforma della legge elettorale perché «non condivido metodo, percorsi, contenuti». A poche ore dal voto finale che domani pomeriggio in Aula alla Camera deciderà le sorti del ddl Boschi le varie anime della minoranza interna del Pd mettono le carte in tavola e confermano la linea del no.

Letta: no ad un metodo sbagliato già usato da Berlusconi con Porcellum
Dopo aver ribaito il suo «atteggiamento di contrarietà alle forzature applicate» sulla legge elettorale, Letta si dice «sorpreso dalla accelerazione» dell’iter parlamentare imposto con la richiesta del voto di fiducia, una scelta che in fondo è la stessa «di cui accusammo Berlusconi con il Porcellum», cioè di permettere «una legge elettorale fatta a maggioranza». «Nel 2005 - ricorda Letta - facemmo discorsi durissimi su Berlusconi e la pessima legge Calderoli, lo accusammo di fare da solo le regole del gioco. Lo abbiamo accusato e abbiamo detto mai più, oggi invece il centrosinistra e il Pd stanno facendo la stessa cosa: abbiamo sancito che chi ha la maggioranza si fa le regole del gioco da solo».

Cuperlo: domani non esprimerò voto favorevole
Nelle stesse ore anche un altro dissidente, Gianni Cuperlo, anticipa la sua “dichiarazione di voto” : «Domani non esprimerò voto favorevole, ma decideremo insieme agli altri se non partecipare alla votazione o esprimere voto contrario. Lo faremo nella chiarezza, senza nessun agguato». Per Cuperlo, la minoranza Pd «non ha mai chiesto né pensato di chiedere il voto segreto: se possibile sarebbe meglio che anche altri evitassero di chiederlo». Poi torna sullo «strappo» del voto di fiducia voluto da Renzi, «che io ed altri non abbiamo condiviso anche perché ritenevamo incomprensibile la scelta alla luce dei primi voti segreti, sulle pregiudiziali che avevano visto la maggioranza tenere saldamente».

D’Attorre: fiducia macchia sul governo e precedente pericoloso
Dice la sua anche il bersaniano Alfredo D’Attorre, convinto che domani «ci saranno i numeri per approvare l'Italicum, nonostante la contrarietà di molti del Pd». Poi, occorrerà fare i conti con lo «strappo» di Renzi «e la macchia indelebile di un governo che ha messo la fiducia sulla legge elettorale». Per D’Attorre, «quella fiducia resta una macchia sul governo e purtroppo sul Pd e un precedente pericoloso. Non sarà né per il governo né per il Pd una parentesi che può essere chiusa in modo ordinario. Richiederà inevitabilmente una discussione molto profonda al nostro interno», conclude.

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