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«Nessuno tocchi Milano»: 20mila in piazza contro i black bloc

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dopo gli scontri no expo

«Nessuno tocchi Milano»: 20mila in piazza contro i black bloc

I più arrabbiati sono i più giovani. Quelli che hanno la stessa età di molti dei casseurs che hanno bruciato e distrutto. Ma é la citta intera ad aver risposto all'appello del sindaco. E ora sta pulendo muri, portoni e vetrine da scritte, fumo e sporcizia. “Nessuno deve toccare Milano, non ci hanno rovinato la festa di Expo”, urla da un improvvisto megafono il primo cittadino, accolto da un'ovazione al suo arrivo in piazzale Cadorna.

L'orgoglio e il riscatto meneghino è sotto l'ago e il filo di Gae Aulenti, simbolo della laboriosita lombarda. Invece delle urle da battaglia, ora si intona l'inno d'Italia. Qualcuno vorrebbe “O mia bella Madunina”. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha voluto con una telefonata esprimere al sindaco il suo “entusiasmo” per “la risposta della città”. Che da subito, la sera stessa, ha infilato i guanti per pulire. Dopo che altri avevano indossatto passamontagna e inforcato martelli.

Circa 20mila persone si sono ritrovate in strada, a Milano, per la manifestazione denominata «Nessuno tocchi Milano», in risposta alle devastazioni che hanno ferito il capoluogo lombardo il Primo maggio all'apertura dell'Expo. I cittadini, decisi a contribuire a ripulire la citta' insieme alle squadre dell'Amsa, si sono radunate a piazzale Cadorna per poi muoversi a ritroso lungo il percorso in cui ci sono stati i danneggiamenti. In testa, il sindaco Giuliano Pisapia con la fascia tricolore e molti amministratori locali.

“Mi veniva da piangere e allora non ho resistito e sono venuta”, racconta Elisabetta, 18 anni appena compiuti. Alessia cancella la scritta “Basta sfruttamento” e osserva: sarei anche d'accordo, ma perché dirlo cosi? Ha il piercing al naso Sara e un forte accento milanese: ci sono molte cose di Expo che non mi piacciono - confida - ma la violenza mai”.
Le tute messe a disposizione dal Comune finiscono subito. Spugna e detersivo tutti l'hanno portati da casa. Il corteo riempie subito tutta via Carducci e oltre.

A pulire anche Roberto Vecchioni, “perche sono vivo. La violenza e' morte. E quelli erano solo idioti neri. Spugne e scope- riflette- sono simboli delle ferite che si possono lavare”. Lunedì anche le banche devastate riapriranno puntualmente. Alcuni negozi non hanno mai chiuso, nonostante le vetrine sfondate. “Anche questa e' una risposta alla violenza. Anche questa e' efficienza milanese”, riflette Simone Somaruga titolare del negozio Missaglia. Lì le violenze venerdì sono diventate riot. Ora lì davanti, si canta l'inno d'Italia.

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