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«Made in Russia», Mosca lancia un brand per il proprio export

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PADIGLIONE RUSSIA

«Made in Russia», Mosca lancia un brand per il proprio export

Igor Shuvalov percorre in lungo e in largo il Padiglione Russia all’Expo di Milano, si informa e verifica, approva e corregge: nulla può essere lasciato al caso. Tra pochi giorni sarà qui Vladimir Putin, insieme a Matteo Renzi: «Stiamo facendo il possibile perché il padiglione piaccia», dice il primo vicepremier. Ed è bello, dice Shuvalov guardando l’onda di specchio che sembra tendere al cielo le immense risorse di terra e acqua con cui la Russia potrebbe davvero “nutrire il pianeta”. «Mi piace il tema di questa Esposizione - spiega - c’è il legame con ciò che la terra russa produce, con ciò che la civiltà russa genera». Non solo matrioshke, vodka e caviale, aggiunge Shuvalov: il Padiglione ha un contenuto contemporaneo.

Ed è quindi lo sfondo giusto per un progetto che Shuvalov è venuto a presentare a Milano: la creazione di un marchio nazionale, “Made in Russia”, che sostenga le esportazioni nazionali sull’esempio dei brand adottati da altri Paesi, dall’Italia al Canada. L’iniziativa, battezzata dall’agenzia russa per l’assicurazione del credito all’export Exiar (di cui è advisor l’italiana Sace) parte dal presupposto che finora la Russia non ha avuto un’immagine univoca capace di identificare le proprie esportazioni, il business e la cultura. Dare loro riconoscibilità, promuoverli e accompagnarli sui mercati esteri è l’impegno del progetto, in cui è attesa anche la partecipazione delle aziende straniere attive in Russia.

Il logo nasce dall’unione tra un codice a barre e la corteccia delle betulle russe. «Nei tre anni in cui abbiamo iniziato la promozione dell’export - spiega Aleksej Tyupanov, amministratore delegato di Exiar - abbiamo capito che fuori dalla Russia la gente non si rende conto che tante, tra le cose che utilizza nella vita di ogni giorno, sono “made in Russia”». Hanieh Ferdowsi, managing director di Exiar per lo sviluppo internazionale del business, ne fa un inatteso elenco: «Che c’è in comune tra una Toyota e una Ferrari? - chiede sorridendo -. Non molto, se non che entrambe sono fatte con alluminio russo».

Come il titanio di un Airbus e di un Boeing, o il grano della pasta, o il pesce che il Giappone importa per il suo sushi, la carta dei giornali o il potassio nei fertilizzanti: o come i cristalli negli schermi di un telefonino, o l’antivirus dei computer, le lenti dei telescopi spaziali. Fino ai rompighiaccio, «simbolo - dice Hanieh - di quello che stanno facendo gli esportatori russi nel mondo». «Nell’immaginario globale - ha spiegato Mikhail Sadchenkov, direttore generale del progetto «Made in Russia» - è diffusa l’idea che la Russia esporti solo petrolio e gas. Vorremmo correggerla: sono diverse le aziende russe di successo che già esportano i propri prodotti in molti Paesi del mondo in diversi settori». Sadchenkov cita Lux -RC Labs (illuminazione), i giocattoli in legno di Shusha Toys, le Triton Bikes, ben note in Germania.

Così, nel portale www.madeinrussia.ru, la mappa del Paese si riempie di prodotti inusuali per l’immagine russa. «Dobbiamo mostrare - ha concluso Shuvalov - che cosa può proporre di nuovo la Russia al mercato mondiale, a prescindere dalla politica». In questo l’Italia può aiutarvi?, chiediamo. «L’Italia ha sempre avuto un ruolo straordinario nell’aiutare la Russia - risponde il primo vicepremier -, dai suoi architetti alla politica contemporanea. Abbiamo progetti in comune: consideriamo l’Italia un grande amico della Russia».

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