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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2015 alle ore 06:37.

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MILANO

La maggioranza di centrodestra, in Lombardia, si ricompatta intorno al governatore Roberto Maroni, che domenica ha lanciato la sua provocazione sull’accoglienza ai profughi nel territorio regionale: «Nessun contributo ai Comuni che daranno aiuto», ha detto in un tweet, promettendo di inviare nei prossimi giorni una lettera ai prefetti per invitare a fermare l’ospitalità.

Tutto nasce dalla constatazione, come ribadisce il capogruppo leghista del Pirellone, Massimiliano Romeo, che «la Lombardia ospita già il 9% dei profughi, contrariamente a regioni come la Toscana o il Friuli che accolgono solo, rispettivamente, il 4 e il 3 per cento. Più di così per noi non è possibile e anzi chiediamo allo Stato il rimborso degli oltre 100 milioni già spesi per le cure sanitarie degli immigrati negli ultimi anni».

Le parole di Maroni sono state subito condivise dai neo governatori leghisti, il veneto Luca Zaia e il ligure Giovanni Toti. Matteo Salvini, leader del Carrocio, si dice «pronto a fermare le prefetture». E così ieri anche Forza Italia ha seguito le orme del presidente lombardo e della Lega, dimostrando di voler consolidare un’alleanza politica funzionale ad affrontare il ballottaggio del prossimo fine settimana a Lecco, a Mantova e in decine di comuni lombardi più piccoli, facendo così le prove generali per una possibile candidatura unitaria del leader della Lega Matteo Salvini - o come premier o come sindaco di Milano - alle amministrative del 2016. «Fa bene Maroni a sollevare il problema, c’è un’urgenza che va risolta», dice Fabio Altitonante a nome dei consiglieri regionali di Forza Italia.

Le questioni sul piatto a questo punto sono due: una puramente tecnica; l’altra politica. Per quanto riguarda il primo fronte, quello tecnico, Maroni minaccia l’interruzione dei contributi, ma c’è chi sottolinea, come il presidente dell’Anci Lombardia Roberto Scannagatti, che i fondi regionali non sono discrezionali e che i comuni non gestiscono denaro, ma mettono a disposizione solo spazi di accoglienza. Dall’altra parte i leghisti puntualizzano che i contributi verranno interrotti per quanto attiene ai finanziamenti decisi dalla Lombardia e che «se un’amministrazione dispone di luoghi e personale per provvedere ai profughi, non ha bisogno di denaro regionale».

Poi c’è il fronte politico. Secondo i vertici di Anci Lombardia «la lettera non verrà inviata e comunque sarà presto dimenticata dopo il ballottaggio, considerando l’inapplicabilità della decisione», dice ancora il presidente Scannagatti; secondo i vertici della Lega, invece, verrà presto scritta e inviata, come forma di opposizione nei confronti della politica nazionale e europea. Nel mezzo, c’è la posizione del prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, che non nega il problema ma usa toni moderati: «Abbiamo i centri di accoglienza abbastanza pieni, ma faremo la nostra parte».

La regione Lombardia finanzia i comuni soprattutto nei settori dell’edilizia scolastica, del turismo, degli impianti sportivi, dei trasporti e delle bonifiche. Infine il Pirellone interviene da anni con centinaia di milioni per calmierare gli effetti del patto di stabilità nazionale che riduce la capacità di spesa degli enti locali. A conti fatti, sarebbe quest’ultimo l’unico vero strumento di ricatto nei confronti delle amministrazioni. In ogni caso i possibili ricorsi sono dietro l’angolo.

L’annuncio di Maroni contro comuni (e prefetture) risulta quindi tutt’altro che semplice, sotto il profilo tecnico. Ma politicamente sta già producendo qualche risultato.

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