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Patuelli: aumentano prestiti a imprese e mutui, segnali di ripresa

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Patuelli: aumentano prestiti a imprese e mutui, segnali di ripresa

Da qualche mese «percepiamo in Italia un’aria nuova e più costruttiva, dovuta alla convergenza delle iniziative delle istituzioni per la ripresa, degli sforzi delle categorie economiche» e dal contesto esterno largamente favorevole. Così il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nella sua relazione all'assemblea annuale. «Anche i “numeri bancari” evidenziano elementi di ripresa: il complesso dei prestiti a famiglie e imprese che nel 2007, prima della crisi, ammontava a 1.279 miliardi, ora è di 1.403 miliardi», aggiunge Patuelli.
Nei primi cinque mesi di quest’anno i nuovi mutui crescono del 64% mentre il credito al consumo aumenta dell’11% e i nuovi prestiti alle imprese crescono dell’11,6%. «Esprimiamo il massimo impegno per la ripresa, pur con i sempre più stringenti vincoli normativi europei. Questo 2015 deve essere l’anno della svolta e l’inizio di una decisa ripresa. Se non ora, quando?».

Crediamo nell’Europa ma questa non ci piace
Le banche italiane credono fermamente nel progetto di costruzione europea ma «questa Europa non ci piace, non è quella che abbiamo sognato e vogliamo». Parole nette di distanza quelle del presidente dell’Abi. «È come un’aquila bicipite in cui una testa (quella monetarista) spinge per lo sviluppo, mentre l’altra crea troppe regole, sempre più stringenti per il capitale delle banche, anche con annunci continui di sempre altre misure che riducono la disponibilità di credito all’economia». La soluzione per Patuelli è «completare urgentemente il disegno di rilancio europeo con l’approvazione di Testi unici europei con identiche norme bancarie, finanziarie, di diritto penale dell’economia, di diritto fallimentare e con una maggiore omogeneità fiscale, senza le quali le contraddizioni sono evidenti». La grave crisi greca è la spia «del modo stesso di essere dell’Unione», di conflitti «che, oltre che economici, hanno di fatto una rilevantissima matrice geo politica internazionale». Per il numero uno delle banche italiane «l’Europa deve risolvere cogliendo dalla crisi greca proprio la spinta per la crescita degli assetti istituzionali dell’Unione europea, con una vera Costituzione europea che definisca doveri e diritti ed eviti conflitti economici di alto rilievo politico». Dalla metà del guado «occorre muoversi velocemente per completare la nuova Europa federale».

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