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Questo articolo è stato pubblicato il 25 agosto 2015 alle ore 06:38.

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ROMA

Le unioni civili non possono essere equiparate alla famiglia «perché sono realtà diverse». Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, di nuovo in pressing su governo e Parlamento per stoppare il ddl che disciplina le unioni civili per le coppie omosessuali e la convivenza in genere, anche sfruttando le spaccature nella maggioranza.

Il leader della Cei è tornato ieri, in una intervista a Radio Vaticana, sulla regolamentazione delle forme di convivenza in discussione al Senato per ribadire la necessità di «riconoscere la diversità delle realtà»: «Omologare automaticamente mi pare che sia contro la logica». Da Bagnasco nessuna nuova polemica («non aiuta ad affrontare il problema, perché deforma la verità, la realtà delle cose»), ma la richiesta di «maggior rispetto» e della possibilità per tutti di «portare il proprio contributo rispettando le responsabilità di ciascuno». E la conferma di una mobilitazione in vista della ripresa del confronto sul ddl in commissione Giustizia di Palazzo Madama, in programma il 2 settembre.

Le parole del cardinale per ora non smuovono il governo, intenzionato a mandare in porto il ddl entro l’anno. Intervenendo in mattinata al Meeting di Rimini il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha ribadito infatti che «una legge sulle unioni civili va fatta», perché «è un tema importante», che non potrà comunque «intaccare l’importanza del matrimonio così come è regolato dalla Costituzione».

Ma le novità potrebbero arrivare dal fronte parlamentare, con Alleanza popolare, anima centrista della maggioranza, impegnata a rilanciare il divieto per legge all’utero in affitto proposto dal coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello, come punto d’incontro per trovare un’intesa sulle unioni civili. A saggiare il terreno ci hanno pensato Emma Fattorini (Pd), prima firmataria dell’emendamento che non equipara le unioni civili al matrimonio del ddl Cirinnà, ed Eugenia Roccella (Ap). Per la prima è inaccettabile «che il corpo della donna venga utilizzato come fosse una mera incubatrice per una procreazione altrimenti impossibile», ed è quindi urgente «trovare un accordo contro la maternità surrogata e, insieme, una buona e veloce legge sulle coppie omosessuali». Roccella, da parte sua, ha sollecitato l’area dem moderata a rifiutare il liberismo procreativo», sostenendo «un emendamento al ddl sulle unioni civili che vieti la cosiddetta maternità surrogata.

Le prove di dialogo tra Pd e Ncd non sembrano comunque preoccupare la relatrice dem Monica Cirinnà perché «i numeri in commissione e in aula ci sono» anche senza il supporto degli alfaniani. Quindi, ha spiegato, sì al confronto, «ma il testo non verrà snaturato». Le unioni civili non sono un matrimonio, e «una composizione si può trovare», senza però passi indietro sui punti qualificanti: diritti sociali, reversibilità della pensione ed estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner.

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