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9 settembre 1998, l’ultima nota di Lucio Battisti

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anniversari

9 settembre 1998, l’ultima nota di Lucio Battisti

Sembra ieri, e invece sono già passati 17 anni da un annuncio che aveva lasciato senza fiato il mondo della musica italiana e centinaia di migliaia di appassionati. A Milano, quel 9 settembre del 1998, si era spento Lucio Battisti. Cantautore, certo, ma anche compositore. Uno dei più grandi nella storia della musica leggera del nostro Paese. Quante volte abbiamo sentito annunciare, alla televisione, quel «di Battisti, Mogol, Battisti» che da piccoli faticavamo a capire vista la ripetizione del nome. C’era due volte, perché sapeva fare di tutto, musica e parole. Così ha venduto oltre 45 milioni di dischi.

Nato a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, il 5 marzo del 1943, si era trasferito a Roma con la famiglia nel 1950. Lì, alla fine delle scuole medie, era arrivata la prima chitarra, come per tanti ragazzi che iniziavano a strimpellare da soli, senza nessuno a fare da insegnante. Ma la passione era forte e dopo il diploma lo aveva portato fino a Napoli, a suonare con «I Mattatori». Poi con il gruppo romano «I Satiri», facendo altre esperienze fino al trasferimento decisivo, quello della svolta: con il gruppo «I Campioni» a Milano, dove resterà per tutto il resto della vita.

Ed è proprio a Milano che, in modo casuale come spesso accade, ottiene un appuntamento con un autore che segnerà la sua carriera: Giulio Rapetti, in arte Mogol. Dopo un inizio tutt’altro che esaltante (Mogol, ma addirittura lo stesso Battisti aveva qualche perplessità sul suo reale talento) accetta di cantare in prima persona le proprie canzoni. E Mogol, per far uscire un brano con la Ricordi, è costretto a minacciare le dimissioni.

Tra i primi successi Balla Linda, una canzone melodica nella quale Mogol e Battisti rinunciano alle classiche rime baciate ascoltate fino a quel momento. Seguirà una versione in inglese, capace di sfondare anche sul mercato americano. Nel 1969, per la prima e unica volta, Battisti partecipa come cantante al Festival di Sanremo : il brano scelto è «Un’avventura». Classifica finale non eccellente, nono posto. E soprattutto le prime critiche non proprio tenere sulla qualità della voce, sulla capacità interpretativa, addirittura sulla folta capigliatura. La risposta giunge sul campo, come sempre nel caso di Battisti: in breve tempo arrivano «Non è Francesca» e « Acqua azzurra, acqua chiara», singolo sul cui retro c’è «Dieci ragazze».

Insieme a Mogol, sempre nel 1969 fonda la casa discografica Numero Uno, ma deve restare ancora legato alla Rcordi per obblighi contrattuali. A ottobre arriva il terzo singolo dell’anno, «Mi ritorni in mente», che sale fino al primo posto in hit parade.

Compone e canta, senza smettere di scrivere per altri cantanti: Mina, Patty Pravo, Bruno Lauzi solo per ricordarne alcuni. Nel 1970 si propone al pubblico con il secondo tour, che però sarà anche l’ultimo e darà l’avvio alla fase più chiusa e riservata della sua vita. Eppure passa di successo in successo: con «Il mio canto libero» e «Il nostro caro angelo», del 1973, è ancora oggi uno dei pochissimi ad aver conquistato il primo e secondo posto nelle classifiche di vendita. Dietro di lui i Pink Floyd ed Elton John.

Una volta libero dal contratto con la Ricordi fa uscire il primo singolo per la Numero Uno: «La canzone del sole». Sul retro, «Anche per te». Negli anni 70, tra i molti successi, arriva la rottura definitiva con la critica e il mondo dei mass media, ma non si ferma la sua sterminata produzione. Con « Anima latina» propone un testo che Mogol definisce il più bello da lui mai scritto, seguono «Ancora tu» e «Una giornata uggiosa».

A inizio anni 80 finisce, senza clamori e litigi, il rapporto con Mogol che inizia a collaborare con Riccardo Cocciante. Battisti lavora invece con Pasquale Panella, che ha uno stile molto diverso da quello di Mogol: testi difficili da capire, spesso ricchi di doppi sensi.

I successi degli anni 70 sembrano lontani: i dischi vendono ancora bene, ma non raggiungono più i successi del passato. Si arriva così alla fine di agosto del 1998, quando si diffonde la notizia del ricovero di Lucio Battisti in una clinica milanese. La famiglia impone il riserbo, nulla trapela sulle condizioni del cantautore. L’8 settembre viene trasferito d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Paolo di Milano. Muore, per cuase che non sono mai state rese note, la mattina successiva.

Sopravvivono invece le sue canzoni, che ogni tanto con sorpresa dei più vecchi compaiono come fiori musicali sulle labbra fischiettanti di ragazzini che, quando Battisti è morto, non erano ancora nati.

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