Italia

Guardia di finanza alla Popolare di Vicenza. Indagato Zonin

  • Abbonati
  • Accedi
perquisizioni in corso

Guardia di finanza alla Popolare di Vicenza. Indagato Zonin

La procura di Vicenza ha aperto un fascicolo nei confronti di alcuni esponenti di vertice di Banca Popolare di Vicenza in relazione alle ipotesi di reato di aggiotaggio e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Gianni Zonin, presidente della banca, è indagato. I reati sarebbero stati commessi fino al dicembre 2014. Nel frattempo questa mattina sono iniziate perquisizioni nei confronti delle persone sottoposte a indagine, di altri soggetti non indagati e presso la sede amministrativa e legale in Vicenza e gli uffici direzionali di Milano, Roma, Palermo della Popolare di Vicenza. La banca in una nota garantisce alla magistratura e alla Gdf piena collaborazione nelle perquisizioni e nelle indagini preliminari che stanno compiendo presso varie sedi dell'istituto e sottolinea come si tratti di «indagini preliminari, ritenute indispensabili per accertare eventuali responsabilità soggettive». Nel frattempo l'attività della banca prosegue e la riunione del comitato esecutivo prevista per oggi pomeriggio e presieduta dal consigliere delegato e dg Francesco Iorio «si svolgerà come previsto», conclude la nota.

Sei indagati
Nel primo pomeriggio erano ancora in corso le perquisizioni della Guarda di Finanza. Ad affiancare gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Vicenza c'è anche il sostituto procuratore di Vicenza Luigi Salvadori, titolare del fascicolo per aggiotaggio e ostacolo all'autorità di vigilanza. Stando a quanto appreso, gli indagati nell'inchiesta sono sei. Oltre al presidente Gianni Zonin e all'ex direttore generale dell'istituto Samuele Sorato sono altri quattro i nomi iscritti nel registro degli indagati.

La perdita di valore delle azioni
Sono diversi gli aspetti da chiarire nell'inchiesta. Uno dei punti fondamentali riguarda il valore delle azioni (non quotate), che nel giro di un anno è quasi crollato, perdendo circa il 25% del proprio valore. Gli inquirenti vogliono capire perché sia sceso così tanto e se c'è stata una sopravvalutazione prima, ad opera di chi e per quale motivo. Sotto questo aspetto l'attenzione, secondo quanto appreso, riguarda anche il valore che le quote avevano al momento degli stress test della Bce. Di fronte al fatto che i test sarebbero stati passati «sul filo di lana», la Procura vuole verificare cosa sarebbe successo alla banca se le quote avessero avuto un valore più basso. Il prezzo delle azioni è al centro di molti esposti arrivati negli ultimi mesi sul tavolo del procuratore capo di Vicenza Antonio Cappelleri, che ha affidato l'indagine al sostituto procuratore Luigi Salvadori, tuttavia le denunce sono molte e provengono da piu' fonti, con lamentele che riguardano anche altri aspetti. Non c’è, tuttavia, alcun esposto della Banca d'Italia, anche se uno dei temi dell'indagine è valutare se ci sia stato un atteggiamento reticente da parte dell'istituto nei confronti delle ispezioni ricevute dagli organi di controllo.

I finanziamenti per comprare azioni
Un altro aspetto preso in considerazione dalle indagini della procura vicentina riguarda il fatto che circa 975 milioni di euro di finanziamenti erogati dalla banca sarebbero stati usati dai clienti per comprare azioni dello stesso istituto popolare. La procura e la Guardia di Finanza non solo puntano ad accertare se con queste operazioni la banca ha violato la legge - un quarto del capitale azionario finanziato dalla stessa banca farebbe superare i limiti previsti dalla normativa - ma vuole anche verificare le modalità con cui sono stati effettuati i finanziamenti. Ovvero, potrebbero esserci diversi profili di condotta da parte della banca. Tra quelli in corso di controllo, eventuali accordi tra esponenti della banca e clienti in modo da erogare prestiti a tassi molto agevolati in cambio di acquisti di quote della Popolare; oppure potrebbero esserci state pressioni su clienti in difficoltà, perché in cambio del prestito questi si impegnassero a comprare azioni con una parte dei soldi ricevuti; o ancora la banca potrebbe aver fatto acquistare azioni a terzi, che in realtà agivano per conto della banca e con i suoi soldi.

© Riproduzione riservata