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Festival del diritto, oggi la chiusura: superate 25mila presenze

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a piacenza

Festival del diritto, oggi la chiusura: superate 25mila presenze

Il festival del diritto di Piacenza chiude oggi i suoi quattro giorni di incontri, superando il tetto delle 25 mila presenze raggiunto lo scorso anno. Circa 200 eventi al quale hanno partecipato moltissimi giovani affascinati dal carisma e dalla passione di intellettuali e politici della “vecchia guardia”. Ieri ad ascoltare il grido contro la guerra di Gustavo Zagrebelski sono andati in 600: troppi per l'auditorium di Sant'Ilario e la folla in corteo ha seguito il giurista a Palazzo Gotico. Zagrebelski, introdotto da Geminello Preterossi, ha preso spunto dall'ormai tristemente famosa gaffe della neo eletta miss Italia: «Quest'anno - ha detto il giurista - ricorre il centenario dello scoppio della grande guerra , voi che siete giovani informatevi su cosa è stata quella guerra, sulle trincee e sulle pile di cadaveri, perché nessuno di voi possa mai dire che avrebbe voluto vivere quel tempo».

Nella giornata di apertura era stato l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano a conquistare i ragazzi di ogni età dalle medie alle superiori, ricordando loro che il sogno europeo non è morto, come vogliono far credere gli euroscettici. E che l'Europa è una realtà che può restrare solida se rimane ancorata alla forza dei Trattati alla sua cultura, alla solidarietà. L'Europa è quella dei salvataggi in mare dei profughi, non quella che mette dei muri tra sé e chi fugge dalla distruzione del suo paese. Comportamenti come quelli assunti dall'Ungheria hanno portato Napolitano a chiedersi se davvero era il caso di allargare l'Unione. Napolitano ha appassionato il coordinatore scientifico del Festival Stefano Rodotà, per la forza con la quale ha chiesto di tornare alle radici costituzionali dell' Europa, ma è stato apprezzato anche dalla tredicenne Chiara Ricciardi («per me è meglio del mio idolo Jovanotti, perchè il presidente ha fatto tante cose per noi».

Ma al Festival raccoglie consensi anche un giovane è l'ex calciatore francese, oggi ambasciatore Unicef, Liliam Thouram, intervistato dai cronisti in erba delle testate scolastiche. Con lui si spazia dai massimi sistemi alla domanda sul giocatore più bravo. Thouram sa come si fa a cambiare il mondo e dice al ragazzo che lo chiede: basta credere di poterlo fare e non accettare le disuguaglianze basate sul sesso, sul colore della pelle, sul credo religioso. E ai suoi tempi il giocatore più bravo era Ronaldo.

A Piacenza ci si è interrogati anche sul binomio euro e democrazia. Nel corso dell'incontro ci si è chiesti se si poteva “dare di più”, nel processo di costruzione europea, per assicurare una maggiore integrazione sociale e più tutele. Non ha avuto dubbi l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato: la risposta è sì. La grande assente è stata la politica: «Per esempio – ha osservato Amato – si sarebbe potuto stabilire un livello minimo sociale, sotto il quale il welfare europeo non può mai scendere, destinando allo scopo una quota dei fondi europei. Avremmo così evitato quello che è accaduto in Grecia, dove chi aveva un'assistenza sanitaria l'ha persa».

Secondo l'economista Lucrezia Reichlin, la garanzia di futuro con minori squilibri fra paesi creditori e debitori nell'eurozona, passa attraverso un accordo per la ristrutturazione e l'abbattimento del debito per i paesi interessati, come il nostro. Come? «Utilizzando, a fronte di contropartite, il signoraggio futuro delle banche centrali nazionali e una tassa di solidarietà –ha spiegato la Reichlin – si avrebbe un trasferimento di risorse dal nord al sud d'Europa e si porterebbe il debito italiano al 100% del Pil».

Una tavola rotonda, organizzata dall'Associazione Intesa San Martino è stata dedicata anche alla riforma degli enti locali disegnata da Graziano Del Rio. Il Futuro è il tema del festival che si chiude oggi e sono stati ancora una volta i ragazzi a raccontare come vedono il loro, in un video. La voglia di crescere spazza via ogni timore e tempo a venire è senza ombre e con tante opportunità per fare il lavoro che sceglieranno: dall'astronauta all'autista. La parola più usata per descriverlo, sia che si tratti di andare nello spazio o di restare con i piedi per terra, è: vita.

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