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Competitività, l’Italia risale sei posizioni nella classifica…

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IL NODO DEL DEBITO

Competitività, l’Italia risale sei posizioni nella classifica del Wef

LUGANO - Ancora lontana dal podio, ma in miglioramento. L'Italia è al 43esimo posto nella classifica mondiale 2015-2016 sulla competitività curata dal World economic forum (Wef) di Ginevra. Distante dal vertice ma in risalita, era infatti 49esima l'anno scorso. Il merito della riconquista di sei posizioni va soprattutto al Jobs act e alle riforme del mercato del lavoro.

Secondo i dati del Wef, riguardo all'indicatore dell'efficienza di quest'ultimo, l'Italia guadagna 10 posizioni rispetto allo scorso anno pur restando sempre in fondo alla lista, al 126esimo posto sui 140 paesi presi in considerazione. «Sebbene l'Italia abbia iniziato a migliorare i fondamentali necessari per una crescita a lungo termine - si legge nel rapporto - la sua ripresa è ancora fragile». L'Italia, proseguono gli esperti del Wef «ha bisogno di continuare sulla strada delle riforme per migliorare la sua produttività che resta bassa rispetto ad altri paesi europei, risultato di costrizioni di lunga durata come quella della burocrazia (139esimo posto) e dell'inefficienza del mercato del lavoro».

Restano le punte di eccellenza delle dimensioni del mercato (12esimo posto), della salute e dell'educazione primaria (26), delle infrastrutture (26).

Alla crescita della competitività italiana hanno contribuito anche una migliore capacità di innovazione (sul versante ricerca e sviluppo l'Italia risale) e l'alta specializzazione soprattutto nel vasto comparto delle piccole e medie imprese. Resta comunque ancora molto da fare, secondo il Wef, ancora per il mercato del lavoro, su fisco e incentivi, correlazione tra retribuzioni e produttività, assunzioni e licenziamenti. E poi rimane per il sistema Paese il nodo dell'elevato debito pubblico.

In testa alla classifica del Wef resta la Svizzera. Seguono, come l'anno scorso, Singapore e Stati Uniti. La Germania conquista una posizione e sale al quarto posto, l'Olanda ne conquista tre e sale al quinto. Giappone e Hong Kong restano rispettivamente al sesto e settimo posto. La Finlandia scende dal quarto all'ottavo, la Svezia sale dal decimo al nono, scambiandosi il piazzamento con il Regno Unito, che è decimo. Nel complesso, secondo il Wef, in Europa si vede un miglioramento in molte economie del Sud, tale da alleggerire il gap con il Nord.

Per quel che riguarda i grandi paesi emergenti, la Cina resta ferma al 28.posto, l'India fa un balzo in avanti di sedici posizioni (è 55.), scendono invece Turchia (51.) e Brasile (75.). Per il Wef proprio gli emergenti sono ora causa di timori, in uno scenario globale in cui restano “segnali preoccupanti”, di fronte a una “nuova normalità” fatta di crescita ferma e alta disoccupazione, che “sta danneggiando la capacità di ripresa e lasciando il mondo vulnerabile a un altro crollo prolungato”.

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