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Truffa al Ssn, l’ex presidente Inps Antonio Mastrapasqua ai…

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inchiesta sull’ospedale israelitico

Truffa al Ssn, l’ex presidente Inps Antonio Mastrapasqua ai domiciliari

C'è anche l'ex direttore generale dell'ospedale Israelitico di Roma, Antonio Mastrapasqua, già presidente dell’Inps tra il 2008 e il 2014, tra le 14 persone finite agli arresti domiciliari questa mattina, nell'ambito di una inchiesta della Procura capitolina per il reato di falso e truffa ai danni del sistema sanitario nazionale. L'ordinanza del gip nei confronti di dirigenti, medici e operatori della casa di cura privata parla di un «collaudato sistema» imperniato su prestazioni sanitarie «illecitamente erogate a danno del Ssn» tra il 2012 e il 2014.

Prestazioni non accreditate messe in carico alla Sanità regionale
Nell'ordinanza di oltre 370 pagine che ha portato agli arresti, firmata dal gip Maria Paola Tomaselli, si sottolinea come Mastrapasqua quale dg del nosocomio insieme con altri dirigenti abbia, «con artifici e raggiri» messo a carico della Sanità regionale «prestazioni che non erano accreditate». Causando così un «danno patrimoniale di rilevante entità per il servizio sanitario. Gli inquirenti avrebbero anche accertato la presenza di una “talpa” in Regione Lazio, che avvisava gli arrestati delle ispezioni sulla struttura ospitata sull’isola tiberina.

Una talpa in Regione per segnalare in anticipo le ispezioni
Gli investigatori del Nas dei carabinieri hanno stabilito che che gli arrestati venivano a sapere in anticipo la data delle ispezioni della Regione, e provvedevano a cambiare la destinazione d'uso dei locali ospedalieri e delle prestazioni sanitarie svolte «al fine di mascherare lo svolgimento di attività irregolari e/o non autorizzate, inducendo così in errore il personale ispettivo dell'Asl». «Adesso facciamo un po' di Cinecittà» era la frase utilizzata nelle loro conversazioni telefoniche alcuni alcuni degli arrestati dell'Ospedale Israelitico intendendo l’avvio di una messa in scena in occasione di una ispezione regionale. Spostando, se necessario, i pazienti da un locale all'altro, chiudendo sale per attività sanitarie non autorizzate, e occultando la cartellonistica di qualche reparto oppure consegnando la planimetria alterata di un intero piano.

L ’inchiesta sui rimborsi dell’Asl Roma avviata nel 2014
Nel settembre del 2014, in seguito ad un’inchiesta derivata da una segnalazione del Nucleo Operativo Controllo (Noc) della Regione Lazio, Mastrapasqua era stato iscritto nel registro degli indagati per la truffa al Sistema sanitario nazionale e all’Asl Roma sui rimborsi dell'Israelitico, per la quale oggi è stato messo agli arresti domiciliari. Stessa sorte anche per Gianluigi Spinelli, direttore sanitario e responsabile del Day Hospital e delle sale ambulatoriali chirurgiche; Tiziana D'Agostini, vicedirettore; Elvira Di Cave, primario di ortopedia; Mirella Urso, responsabile dell'ufficio “Controllo appropriatezza cartelle cliniche”; Antonio Cannistrà, addetto in servizio allo stesso ufficio; Naim Nasrollah, chirurgo; Batia Popel, capo dell'ufficio Affari Generali; Anita Fanelli, responsabile dell'ufficio degenze. Ai domiciliari, poi, sono finiti altri cinque tra medici, collaboratori e amministrativi, mentre all'obbligo di firma Riccardo Pezzi, quale responsabile del servizio di Prevenzione e protezione, Antonella Gallo, capo dell'Ufficio Provveditorato ed Economato e un altro medico. Oltre all'esecuzione dei 17 provvedimenti cautelari, l'Autorità giudiziaria di Roma ha disposto il sequestro preventivo per equivalente pari all'ammontare di 7,5 milioni di euro. Si tratta, fanno sapere i carabinieri, «della somma riconducibile alla indebita richiesta economica eccedente le prestazioni realmente erogate della struttura ospedaliera».

Le dimissioni dall’Inps nel 2014
All’origine delle dimissioni di Mastrapasqua dal vertice dell'Inps, il 1° febbraio 20014, il presunto conflitto di interessi con il ruolo di direttore generale dell'Israelitico da lui rivestito. Un conflitto di interessi che era stato rilevato dall'allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, il quale aveva invitato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, a predisporre una relazione sulla vicenda.

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