Italia

Istat: la pensione in famiglia riduce il rischio povertà

  • Abbonati
  • Accedi
(none)

Istat: la pensione in famiglia riduce il rischio povertà

  • –Davide Colombo

roma

Nonostante la loro leggerezza relativa le pensioni hanno evitato a numerose famiglie il rischio di cadere in condizioni di disagio economico negli anni più duri della crisi. Lo rivela l’Istat in un focus sulle condizioni di vita dei pensionati 2013-2014 pubblicato ieri e nel quale i livelli di reddito sono contestualizzati (grazie all’utilizzo dei dati Eu-Silc) nell’ambito familiare di riferimento.

Nel 2013, anno in cui il Pil è calato dell’1,9% in termini reali, il rischio povertà tra i nuclei con pensionati è stato stimato pari al 16,2%, contro il 22,3% delle famiglie senza pensionati. E ciò nonostante il valore medio e mediano del reddito dei nuclei con pensionati sia stato più basso di circa 2mila euro rispetto a quello delle famiglie senza pensionati (28.400 contro 30.400 escludendo i fitti figurativi). Le famiglie con pensionati sono stimate in 12 milioni 400mila e per quasi i due terzi di queste (63,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile (per il 26,5% l’unica fonte di reddito). Ancor più in particolare, la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari vulnerabili, quali quelli di genitori soli o di famiglie di altra tipologia, ha consentito di dimezzare il rischio di povertà (rispettivamente dal 35,3% al 17,2% e dal 28,9% al 14,2%). Mentre se ai trasferimenti pensionistici si cumulano redditi da lavoro il rischio si riduce di oltre 10 punti percentuali rispetto al totale delle famiglie con pensionati (dal 18,6% al 5,1%). Naturalmente vale il rovescio della medaglia: il rischio di povertà è elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3%).

Come si diceva il focus Istat incrocia dati amministrativi presi dal Casellario centrale pensioni Inps con i risultati dell’indagine campionaria su reddito e condizioni di vita dei cittadini (Eu-Silc). Nel 2014, anno in cui sono entrate in pagamento 541.982 nuove pensioni ad altrettanti beneficiari, l’età media di incasso dell’assegno è stata di 55,3 anni (63,3 se la pensione era di vecchiaia). E nel biennio il numero di pensionati è sceso di 134mila unità. Nel 2013 e 2014, in linea con quanto s’era verificato nel biennio precedente, i nuovi pensionati sono stati infatti meno numerosi dei pensionati cessati, quelli cioè che nello stesso periodo hanno cessato di percepire trattamenti (676mila). Il numero complessivo dei pensionati è così sceso nel 2014 a 16,3 milioni, per un reddito medio previdenziale lordo di 17.040 euro (+400 euro circa sull’anno precedente). Le donne sono il 52,9% e ricevono mediamente importi di circa 6mila euro inferiori a quelli maschili. Le donne pensionate sono anche più longeve dei maschi: le pensionate ultraottantenni sono quasi tre su dieci (29,9%) (19,2% gli uomini) e le ultranovantenni il 6% (contro 2,4%).

Tra le numerose evidenze contenute nel focus Istat c’è infine la correlazione tra livello di pensione e titolo di studio. Quasi la metà dei pensionati non ha un titolo di studio o possiede al massimo la licenza elementare, mentre appena un quarto ha conseguito la licenza media. Ma se il pensionato ha in tasca una laurea il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.130 euro).

.@columbus63

© RIPRODUZIONE RISERVATA