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Giustizia, il sorpasso delle toghe rosa. E il Csm (lentamente)…

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tra i giudici in servizio sono il 50,6%

Giustizia, il sorpasso delle toghe rosa. E il Csm (lentamente) si adegua: più donne ai vertici degli uffici

I dati pubblicati sul sito del Consiglio superiore della magistratura parlano chiaro: su 8.963 magistrati in servizio, 4.541 sono donne. Il 50,6 per cento. Chi lo avrebbe mai immaginato, a pensare che l’ingresso delle donne in magistratura in Italia risale ad appena 52 anni fa: è stata la legge 66/1963 a decretare «l’ammissione della donna ai pubblici uffici e alle professioni», seguita dal primo concorso aperto alle donne, nel maggio dello stesso anno.

Il sorpasso nell’organico, ma i vertici restano maschili
Da allora in poi tanta acqua è passata sotto i ponti. Un crescendo, con sempre più donne ad affollare i corsi di giurisprudenza negli atenei e a vincere i concorsi per l’accesso in magistratura. Fino al sorpasso nell’organico complessivo delle toghe, registrato ufficialmente lo scorso dicembre dal ministero della Giustizia. Se le donne ingrossano le file dei giudici in servizio, l’adeguamento ai vertici prosegue però molto più lentamente. Un fenomeno arcinoto: il soffitto di cristallo si scalfisce a ritmo di lumaca.

Dal Csm quattro nomine “rosa” su sei
Il vento cambia, il Csm si sta adeguando. Ieri, nel lavoro a ritmi serrati che sta portando avanti per coprire gli incarichi vacanti nei ruoli di vertice degli uffici giudiziari ha deliberato sei nomine: in quattro casi su sei la prescelta è donna. Lucia Musti guiderà la Procura di Modena, Valeria Fazio è stata nominata procuratore generale a Genova. Iside Germana Russo è il nuovo presidente della Corte d’appello di Salerno, Margherita Cassano, finora consigliere di Cassazione, passa alla guida della Corte d’appello di Firenze.

Le consigliere: «Lavoriamo per riequilibrare storico gap»
Esultano le consigliere della quinta commissione del Csm, Elisabetta Alberta Casellati e Paola Balducci: «Il Consiglio superiore della magistratura sta facendo enormi passi in avanti. Per la prima volta infatti, un numero importante di donne va a ricoprire i ruoli apicali nelle Corti d’Appello». Nell’augurare buon lavoro alle quattro magistrate, Casellati e Balducci assicurano impegno «per riequilibrare lo storico gap per cui a fronte della quasi paritaria presenza della componente femminile in magistratura, negli incarichi direttivi la percentuale di donne si riduce al 24 % sul 76 % a favore della componente maschile nel settore giudicante e addirittura al 16% a fronte dell’84% per le funzioni direttive requirenti». Qualche crepa nel cristallo.

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