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L’Inter passa a Napoli. E Sarri insulta Mancini: «Frocio e…

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L’Inter passa a Napoli. E Sarri insulta Mancini: «Frocio e finocchio»

Smarchiamo subito la questione del litigio tra i due allenatori, la cosa meno edificante e tutto sommato meno interessante di un match peraltro poco brillante. Quando il quarto uomo indica cinque minuti di recupero Mancini si alza dalla panchina per protestare; Sarri lo affronta e, come dirà poi Mancini con la conferma dello stesso Sarri, lo apostrofa dandogli del «frocio» e del «finocchio». Adesso rischia una pesante squalifica, fino a due mesi, se il giudice sportivo deciderà di considerare le sue parole come «offesa razzista».

Vedremo, ma non si può non ricordare che Sarri è recidivo: due anni fa, quando allenava l’Empoli in B, dopo l’espulsione di un suo giocatore contro il Varese commentò dicendo che «il calcio è diventato uno sport per froci». Aggiungendo che in Italia «si fischia molto più che in Inghilterra con interpretazioni da omosessuali».

Veniamo alla partita e allo sport sul campo, che poi è quello che dovrebbe interessare di più. L’Inter torna a essere brutta come ai tempi d’oro, quando macinava punti e avversari raggiungendo la vetta della classifica in Campionato. Sarà un caso, ma tornando brutta è tornata anche vincente. Forse è nel Dna di questo gruppo giocare soprattutto in difesa, cercando di rallentare i ritmi per poi colpire in contropiede con estrema efficacia. Sarà un caso, dicevamo, eppure quando l’Inter crea molte occasioni di solito segna poco. Quando gioca male e arriva pochissimo davanti alla porta avversaria, invece, la percentuale di realizzazione si impenna: ieri tre tiri nello specchio (il primo dopo un quarto d’ora abbondante della ripresa) e due gol. Prima Jovetic, poi Ljajic a tempo scaduto.

Il Napoli ha giocato in formazione rimaneggiata, senza Hamsik, Higuain e Insigne, dominando la gara in lungo e in largo. Bloccato dai nerazzurri che puntavano più a distruggere che a costruire, ma la partita sembrava segnata senza discussione per certificare il passaggio alla semifinale dei padroni di casa. Quando Sarri ha fatto alzare Higuain e Hamsik c’è stata la svolta, ma in modo diametralmente opposto rispetto a quanto tutti si aspettavano. L’inter è andata in vantaggio (era il 29esimo della ripresa) e il Napoli ha smesso di dominare. Misteri del calcio.

Mancini da inizio stagione cerca di inculcare nella testa dei suoi uomini il principio del bel gioco: forse dovrebbe lasciar perdere e gestire al meglio quello che ha. Che tutto sommato è molto di più, in termini di risultati, rispetto a quanto osasse sperare anche il tifoso nerazzurro più acceso. Difesa e contropiede saranno anche concetti vecchi e da calcio italiano Anni 60, ma tutto sommato hanno costituito la base di molte delle affermazioni internazionali del nostro pallone, sia a livello di club che di Nazionale maggiore.

L’addio di Guarin, che vola in Cina allo Jangsu per 18 milioni di euro (oltre a sette all’anno per tre anni più bonus immediato di cinque al giocatore) apre nuovi spiragli per il mercato di Thohir. Il dilemma a questo punto è se inseguire il sogno di una squadra divertente e capace di costruire molte azioni da gol, o se rinforzare ulteriormente un meccanismo che in modo naturale si è strutturato per non prenderle e capitalizzare ogni pallone giocabile.

La semifinale di Coppa Italia conta molto di più per l’Inter che per il Napoli: i partenopei coltivano (giustamente) ambizioni da Scudetto, obiettivo sul quale l’Inter procede a fari spenti sottolineando come il vero traguardo sia la qualificazione alla Champions del prossimo anno. Per Mancini, che in carriera ne ha vinte parecchie, la Coppa Italia potrebbe comunque essere un bel trofeo da sollevare in questo primo anno completo dopo il suo ritorno sulla panchina nerazzurra. Juventus e Lazio permettendo, perché la vincente tra le due costituirà il prossimo e ultimo ostacolo sulla strada della finale.

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