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Serra: «Compro debito del Monte, non ci sarà bail-in»

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Serra: «Compro debito del Monte, non ci sarà bail-in»

  • –Luca Davi

Non è un investitore qualunque, Davide Serra. Il numero uno di Algebris, hedge fund con base a Londra, non ha mai nascosto le sue simpatie per le politiche riformiste avviate dal Governo Renzi, figura a cui spesso viene associato. Per questo ogni sua mossa fa notizia. Soprattutto ora che sul caso Mps, titolo su cui in passato ha scommesso al ribasso, il finanziere si dichiara sorprendentemente ottimista. Tanto da aver investito sui titoli di debito della banca senese, che invece da giorni sono venduti a mani basse. «Per la prima volta sto guardando e iniziando ad investire sul debito del Monte dei Paschi, sui subordinati e sul debito senior», spiega Serra a margine del World Economic Forum di Davos. «Dopo tutti gli aumenti di capitale che ha fatto, la banca è solida, questo lo dice la Bce», è il ragionamento del finanziere, che ricorda di essere stato «pubblicamente short» sulla banca in passato.

Nel corso di un’intervista a Radio 24, a Focus Economia, Serra aggiunge di aver comprato nello specifico un subordinato Tier 2, «che offre un rendimento del 20%, che è folle per un titolo che è addirittura, secondo i nostri calcoli, fuori dal rischio bail in».

Per spiegare l’ondata massiccia delle vendite sulla banche italiane - su cui «c’è una tempesta perfetta di panico, una reazione eccessiva» -, il patron di Algebris chiama in causa «un po’ l’instabilita dei mercati finanziari globali» ma anche il «panico a livello retail che è stato creato con l’intervento sulle 4 piccole banche a novembre».

Secondo il finanziere «adesso il mercato pensa che tutte le banche in Italia possono fare la fine di queste quattro banche» ma invece «è una follia: non succederà, nemmeno a Mps».

Nel contempo, è la riflessione di Serra, le autorità come Bankitalia, Consob e Tesoro «devono capire che non si può correre il rischio che le famiglie siano prese dal panico quando non c’e' motivo di panico. Devono intervenire per ricreare fiducia».

Secondo il numero uno dell’hedge fund, insomma, «il sistema bancario italiano è solido». Serra sottolinea che «manca un po’ di capitale di 2-3 banche che sono già state identificate e comunque bisogna ragionare sui numeri». Anche nel peggiore dei casi, tuttavia, per Veneto Banca la carenza di capitale è di «meno di un miliardo, per la Pop. Vicenza un miliardo e mezzo. Mps la Bce dice che non ha bisogno di capitale dopo gli aumenti che ha fatto. Quindi si parla in tutto di un paio di miliardi». Insomma, se la domanda è se «esista un problema in Italia, la risposta è no».

L’analisi che molti osservatori fanno, in questi giorni, è che alcuni investitori abbiano usato come pretesto la notizia della richiesta di informazioni da parte della Vigilanza europea su diverse banche europee, tra cui alcune italiane, per vendere. Un approccio speculativo che muoverebbe anche da un elemento fattuale, che aleggia come un fantasma sul sistema bancario: quello della svalutazione delle sofferenze dei quattro istituti regionali. I crediti “malati” delle quattro banche trasferiti alla bad bank sono stati svalutati dell’83% del loro valore originario. Da 8,5 miliardi il valore di conferimento voluto dalla Ue è stato infatti di 1,5 miliardi. Il timore di molti investitori è che questo livello possa rappresentare una sorta di benchmark da adottare anche sul resto delle sofferenze del sistema bancario italiano, che ammontano a 200 miliardi. Per questo il varo di una serie di misure per favorire l’alleggerimento dei crediti deteriorati diventa sempre più urgente.

.@lucaaldodavi

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