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Tariffa rifiuti: Brindisi la più cara, Fermo la più economica

La Tari sta diventando uno dei balzelli più odiati a livello locale. E non solo perché negli ultimi 5 anni è cresciuta del 55%, in pratica 3 miliardi in più pagati da imprese e cittadini. Ma perché per calcolarla i Comuni salgono sull'ottovolante. A volte infatti basta spostarsi di qualche chilometro e si scopre che un ristoratore che ha pagato ben 10mila euro di Tari o un albergatore che ne ha sborsati 13mila sempre per la tassa sui rifiuti ne avrebbe pagati rispettivamente 500 o 1.200 se avesse aperto il ristorante o l'albergo nel Comune limitrofo. Divari ingiustificabili che riguardano non solo i territori - il record di spesa media per abitante è a Brindisi con 308 euro contro gli 86 euro di Fermo - ma anche le categorie, avverte un'indagine appena presentata da Confcommercio dal suo Osservatorio nazionale sui rifiuti.

La fotografia
Nonostante la produzione dei rifiuti sia in calo in soli 5 anni la Tari ha subito un incremento del 55% raggiungendo 8,37 miliardi, con un aumento che tocca quasi 3 miliardi (nel 2010 si era pagato in tutto 5,4 miliardi). Per l'Osservatorio nazionale sui rifiuti di Confcommercio l'aumento di questa tassa ha inciso sulle principali categorie economiche del terziario, con distorsioni eclatanti per alcune attività: i ristoranti hanno visto aumentare i costi quasi del 500%. In opiù secondo lo studio di Confcommercio il 70% dei capoluoghi italiani nel 2015 ha effettuato una spesa complessiva per il servizio di gestione dei rifiuti superiore ai propri fabbisogni e associata con livelli di servizio e prestazioni inferiori. Il valore economico di questa inefficienza, ossia la differenza tra ciò che i comuni presi in esame hanno speso e quello che avrebbero potuto spendere, è stata di 1,3 miliardi di extra costo complessivo (pari al 14%). Dai dati risulta che il capoluogo con lo scostamento maggiore è Brindisi con + 97,54%, mentre è Fermo, nelle Marche a detenere lo scettro di capoluogo più virtuoso con -52,08%. A Brindisi infatti la spesa per la Tari per abitante ammonta a 308 euro, mentre a Fermo è di 86 euro. Tra i Comuni con il balzello più salato ci sono anche Venezia (289 euro), Salerno (255 euro), Benevento (235 euro) e Siena (221 euro).

Le cause dei divari
Il motivo degli aumenti dei costi e dei divari territoriali dipende - avverte Confcommercio - soprattutto dalla «non corretta determinazione dei coefficienti di produzione e dalla loro distorta applicazione». Attraverso tali coefficienti viene in sostanza attribuito parte del costo del servizio alle varie categorie economiche. La legge si è limitata tuttavia a prevedere un intervallo di valori lasciando ai Comuni la scelta del coefficiente più adeguato. Dall'analisi delle delibere tariffarie dei Comuni capoluogo emerge che la maggior parte delle amministrazioni locali si è posizionata sui valori più elevati del range. I coefficienti sono stati pensati e tarati senza tenere minimamente conto della reale capacità della varie categorie di generare dei rifiuti. Squilibri che hanno determinato un'evidente violazione del principio europeo «chi inquina paga» che dovrebbe essere alla base anche del nuovo tributo. Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, «è assolutamente necessario applicare con più rigore il criterio dei fabbisogni e dei costi standard per evitare le che le imprese sopportino carichi fiscali eccessivi e crescenti».

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