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Ecco chi è Urbano Cairo, l'uomo che vuole comprarsi il Corriere…

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il ritratto

Ecco chi è Urbano Cairo, l'uomo che vuole comprarsi il Corriere della Sera

Per uno come lui allergico alle perdite e che vive l'equilibrio costi-ricavi delle sue attività con una sorta di certosina ossessione, quella minusvalenza milionaria deve essergli pesata parecchio. È proprio su Rcs, ora diventata una sua potenziale preda, che Urbano Cairo sconta uno dei pochi (per ora) insuccessi della sua carriera.

Quell'investimento in titoli dell'editrice del Corriere della Sera è costato finora 31,3 milioni di euro. E ai prezzi toccati prima del lancio della sua Offerta di scambio quel pacchetto di 24 milioni di azioni valeva poco meno di 10 milioni. Con lo strappo all'insù all'indomani della sua offerta la perdita virtuale si è alleggerita a “soli” 16 milioni. Ma sempre perdita è.
E forse per un uomo abituato a vincere, detenere una quota di minoranza (il 4,6% del capitale) di una società in crisi da anni e che va rilanciata non era una posizione sostenibile per lungo tempo.

Cairo è entrato tardi tra gli ultimi, rispetto agli altri soci storici in Rcs, solo nel 2013, forse pensando che il peggio fosse alle spalle. Si sbagliava evidentemente, con il senno di poi. Ora gioca la carta della sua vita. Diventare il socio di controllo dell'ex primo gruppo editoriale italiano. Offrirà la sua carta cioè titoli della Cairo Communication agli attuali azionisti Rcs e in cambio, se l'offerta andrà a buon fine, diventerà il socio di controllo rilevando non solo l'equity ma anche quel debito da mezzo miliardo in capo alla società del Corriere della Sera.

Ce la farà a sostenerne il peso? Chi lo conosce dice che ha fatto per bene i suoi conti. Del resto anche quando si avventurò sempre nella primavera del 2013 alla conquista de La7, molti pensarono che quell'acquisto poteva trasformarsi in un boomerang per l'intero suo piccolo impero editoriale. La tv della Telecom annegava in un mare di perdite: 65 milioni di passivo già a livello del margine industriale. Un anno e mezzo dopo di cura Cairo, il Mol è diventato positivo per 9 milioni a fine 2014. Il 2015 si è chiuso con un risultato inferiore (ebitda a soli 1,6 milioni) ma pur sempre positivo. Rilancio e ristrutturazione operativa effettuata in un lampo. Ma Cairo deve la sua fama di imprenditore capace alla lunga storia della sua Cairo Commnication: quotata nel 2000 al picco della bolla Internet la sua casa editrice non ha mai chiuso in perdita un solo anno. Ha prodotto utili cumulati per 250 milioni e mentre la crisi dal 2009 mordeva l'intero settore editoriale la Cairo Communication ha tenuto botta con una marginalità industriale sempre attorno al 10% del fatturato. Solo l'anno scorso il gruppo ha decelerato: utili più che dimezzati a 11 milioni dai 23 milioni del 2014; ricavi arretrati a 236 milioni dai 252 milioni dell'anno precedente. In realtà il picco dei ricavi per Cairo fu nel 2012 con 280 milioni. Ma con la crisi generalizzata resta il gruppo con la redditività più elevata. E soprattutto liquido e iper-patrimonializzato. La Cairo ha cassa libera per 105 milioni e un capitale netto per 116 milioni.

C'è un segreto in quest'anomalia dell'editoria italiana? Evidentemente più d'uno. Certo la sua editoria è nazional-popolare. Settimanali, mensili di gossip, di cucina, di svago con alti volumi di diffusione ma con costi unitari molto bassi. Poi c'è la raffinata editoria patinata della ex Giorgio Mondadori (Airone, Bell'Italia; Bell'Europa) anch'essa con margini sempre positivi e infine La7 dove il recupero dei costi operativi e la tenuta della raccolta pubblicitaria ne fanno oggi una costola risanata del gruppo. Gli manca il quotidiano dove è più difficile cavare redditività. Poteva a dir la verità mettere sul piatto la cassa di cui dispone: quei 105 milioni accompagnati da una leva debitoria di pari entità gli avrebbero permesso di comprare sul mercato quasi tutte le azioni. Ma voleva dire lanciare un'Opa su tutto il gruppo. Con lo scambio azionario non deve metter mano alla sua liquidità e “vende” le azioni Cairo a chi possiede le Rcs. Mossa abile e astuta. Perché far uscire quella liquidità che ha accumulato nel tempo, quando può diluirsi scambiando i suoi titoli mantenendo comunque il controllo maggioritario sulla sua Cairo? L'operazione scalata Rcs comporta l'assunzione di quel debito da mezzo miliardo. Meglio tenersi patrimonio e munizioni liquide per il futuro. Sempre se diventerà lui il nuovo padrone del Corriere della Sera.

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