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Mix di penalità variabili e selettività

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Mix di penalità variabili e selettività

ROMA

Una soluzione «diversificata» per i disoccupati anziani e le uscite volontarie degli over 63. A confermare che il piano flessibilità-pensioni, allo studio della cabina di regia economica di palazzo Chigi guidata dal sottosegretario, Tommaso Nannicini, poggia su un mix di “selettività” e penalità variabili è il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Che ribadisce che il nuovo meccanismo denominato Ape (anticipo pensionistico, un acronimo identico a quello relativo all’attestazione di prestazione energetica) non prevede contributi di solidarietà sugli assegni più elevati. E che sottolinea che la flessibilità in uscita favorisce il cambio generazionale nelle aziende «con un costo minimo e non a carico delle pensioni altrui».

Restano però diversi nodi da sciogliere. Come la calibratura delle penalizzazioni a seconda delle fasce di reddito pensionistico e la durata dell’ammortamento, ovvero il parametro da utilizzare, in termini di anni, per il percorso di restituzione a rate del prestito previdenziale che sarà garantito da banche e assicurazioni attraverso l’Inps per erogare gli assegni anticipati. La durata di riferimento dell’ammortamento dovrebbe essere compresa tra i 15 e i 20 anni. Quanto alle penalità, il taglio dovrebbe essere minimo sugli assegni più bassi (fino a tre volte il minimo): 2-3% per ogni anno di anticipo rispetto all’assegno di vecchiaia “pieno” per arrivare a un massimo del 6-9% con un’uscita anticipata di tre anni. La penalizzazione dovrebbe scattare solo sulla quota di montante calcolata con il metodo retributivo perché la quota contributiva determina da sé una penalizzazione con l’anticipo. Il taglio dell’assegno anticipato dovrebbe poi crescere con l’aumentare dell’importo dalla pensione di vecchiaia atteso: per quelli più elevati la penalizzazione potrebbe essere del 5-8% per ogni anno di anticipo fino a raggiungere, o superare, quota 20% con un’uscita anticipata di tre anni.

Come ha anticipato il premier Matteo Renzi, ad essere interessati da questo intervento, che dovrebbe scattare a partire dal 2017 per effetto della prossima legge di stabilità dove è destinato a confluire, saranno i nati nel 1951, 1952 e 1953. Anche in questo caso non è ancora chiaro se le nuove misure avranno o meno una ricaduta sulla deroga prevista dalla legge Fornero per i nati nel 1952 con 35 anni di anzianità contributiva per i quali è prevista la possibilità di andare anticipatamente in pensione il prossimo anno senza penalizzazioni.

Un’altra questione aperta è quella dell’eventuale contributo delle imprese nei casi di uscite anticipate per crisi aziendali. L’adozione del criterio di selettività dovrebbe infatti portare alla creazione di tre maxi-categorie alle quali dare l’opportunità della flessibilità in uscita: oltre ai lavoratori alle prese con crisi o ristrutturazioni aziendali, gli over 63 in condizioni di disoccupazione e i lavoratori e le lavoratrici nati tra il 1951 e il 1953 che optino per un’uscita anticipata volontaria.

Un altro canale potrebbe riguardare i lavoratori impegnati in attività usuranti. Per tutti gli altri continueranno a restare in vigore tutte le regole attuali della riforma Fornero. Ma con la prossima legge di stabilità dovrebbero arrivare novità previdenziali anche per i più giovani. Il Governo ha infatti in cantiere una mini-riforma della previdenza integrativa, con una riduzione dell’aliquota di rendimento sui fondi pensione, l’incremento della deducibilità fiscale dei versamenti e, probabilmente, la destinazione obbligatoria di almeno una fetta del Tfr alle “forme complementari”.

Questo intervento dovrebbe essere definito il prossimo autunno. Il piano-flessibilità dovrebbe invece essere ufficializzato entro la fine di maggio per poi essere sottoposto alle parti sociali e a Bruxelles. Ma i sindacati chiedono l’immediata apertura del confronto.

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