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Renzi: cinque mesi di mobilitazione per il referendum

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Renzi: cinque mesi di mobilitazione per il referendum

(Ansa)
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Cinque mesi di mobilitazione in vista del referendum di ottobre. Un passaggio storico per «mettere in sicurezza le istituzioni». E poi «un minuto dopo il referendum, se andrà bene come io credo, si deve aprire la fase congressuale anticipando di qualche mese il congresso del 2017, un congresso al quale io ci sarò». Così Matteo Renzi alla direzione del partito, rilanciando nell’immediato l’impegno per le amministrative di giugno, perché «dobbiamo tirare su il simbolo del Pd soprattutto nelle città dove c'è il rischio di non andare al ballottaggio». Le amministrative, ha spiegato il segretario dem, «devono essere l'occasione per raccontare quello che abbiamo fatto». E ha aggiunto: «Non chiedo una moratoria delle polemiche. Ma si deve fare uno sforzo per non vergognarsi di ciò che abbiamo fatto in questi anni e di ciò che dobbiamo fare sul territorio. Non voglio sottacere i tanti problemi sul territorio: sono meno di quelli che i media raccontano, più di quelli che dovrebbero esserci».

Nel suo intervento Renzi ha parlato anche di flessibiltà e immigrazione. Due temi sui quali il governo, secondo il premier, ha contribuito a far cambiare rotta all’Europa. Dopo quelle sull'economia e sull'immigrazione per il Renzi «ora è il momento di lanciare la terza sfida» all'Europa, quella «della cultura, dell'educazione e del capitale umano».

Referendum, Renzi: Pd in piazza per firme cittadini
«Dal 20 maggio al 15 luglio lanciamo una mobilitazione permanente: quel giorno dovremo presentare le firme per il referendum costituzionale. Sono già presentate da deputati e senatori, formalmente il referendum è già in pista. Ma credo che sia giusto che il Pd faccia quello che stanno facendo anche gli altri: andare piazza per piazza a chiedere comunque ai cittadini di mettere la firma sulla richiesta del referendum e diffondere il più possibile comitati dal basso», ha detto Renzi, che ha assicurato: «I comitati dal basso che non costituiscono l'ossatura» del partito della nazione, perché «il passato, il presente e il futuro si chiama Pd».

Polemica Boschi-Cuperlo sul referendum
Ma sulla mobilitazione permanente a favore del sì al referendum ha espresso riserve la minoranza interna. «Che senso hanno le parole di una ministra (Maria Elena Boschi, ndr) che ha paragonato chi, nel Pd, voterà “no” al referendum costituzionale a Casa Pound? E che senso hanno quelle parole rispetto al fatto che tra chi sceglierà di dire di no ci sono i vertici dell'Anpi?» ha attaccato Gianni Cuperlo, intervenendo nel corso della direzione del Pd. A Cuperlo ha replicato così la ministra Boschi: «Più volte ho sentito equiparare a Verdini chi vota “sì” alle riforme e in un incontro pubblico ho detto che chi vota “no” lo fa proprio come casa Pound. È un dato oggettivo». Poco prima il leader di sinistraDem aveva chiesto che Boschi smentisse la frase a lei attribuita con la quale paragonava la sinistra del Pd a Casa Pound.

Renzi: chiedere sentenze è civiltà giuridica
Renzi è tornato nel suo discorso sui temi della giustizia, chiedendo ai giudici di fare il loro lavoro e di arrivare presto a sentenza. «Quando chiediamo, rispettando i magistrati, che si vada a sentenza - ha detto - non stiamo chiedendo la luna ma la civiltà giuridica e il rispetto dei valori della Carta costituzionale». Poi il premier si è rivolto ai magistrati di Potenza, impegnati nell’inchiesta sul giacimento petrolifero di Tempa Rossa, chiedendo che «vadano rapidamente a processo» perché è «un dovere civile di questo Paese sapere se ci sono persone che inquinano oppure no».

«Non chiediamo dimissioni Nogarin a Livorno»
Poi l’attacco al M5s e Lega accusati di doppiopesimo sui temi della giustizia. «C'è un doppio-pesismo incredibile - ha detto - e non mi riferisco solo alla Toscana a 5 Stelle o alla Lombardia in camicia verde, chi è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti, non chiediamo dimissioni al sindaco Nogarin, lui farà le sue valutazioni con il suo consiglio comunale». Renzi ha rivendicato l’eccezione del Pd, partito che discute e «concorre in modo democratico al governo della res pubblica». «Sarebbe bello - ha aggiunto - se anche altri trovano luoghi in cui si preferisce la fatica della democrazia alla dinastia». Un riferimento, quest’ultimo, neanche troppo velato ai Cinque stelle, accusati di non dare «un fulgido esempio di pratiche amministrative dove vanno a governare», dal momento che «in cinque anni hanno vinto in 17 comuni, in tre coumni hanno mandato a casa il sindaco e nella metà di quelli rimasti hanno problemi per la giustizia».

«Contro deflazione mix investimenti-politiche economiche»
Nel suo intervento Renzi ha parlato anche di flessibiltà e immigrazione. «Da quando abbiamo vinto le elezioni europee qualcosa abbiamo cambiato nel dibattito politico Ue» ha detto il premier-segretario. E ha rivendicato: «Nel giugno del 2014 ero l'unico a chiedere flessibilità, non volevano neanche citare la parola flessibilità considerata come una pericolosa nemica Ue, come un agguato». Lo ha detto spiegando che «è sempre più evidente che senza un mix di investimenti e politiche economiche diverse non riusciremo a sconfiggere il mostro della deflazione e costruire una nuova politica economia europea».

«Sui migranti toni beceri e “buonismo” non sono soluzione»
Il premier ha ricordato il Migration Compact, il documento inviato dall’Italia ai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Jean Claude Juncker e Donald Tusk, per limitare i flussi in cambio di aiuti economici ai Paesi africani. «Quando sei di fronte a una questione come questa - ha spiegato Renzi - non si possono utilizzare il tono becero e barbaro di alcuni, o rinchiudersi in un buonismo di altri. Entrambe le soluzioni sono destinate al fallimento». E ha aggiunto: «Occorre farsi carico delle sofferenze di un continente come l'Africa, scegliendo di rimettere al centro il Mediterraneo». Renzi ha evidenziato infine come sul tema dell’immigrazione spesso «l'Europa continua a inseguire la strada della paura». Il Brennero, con la barriera che l’Austria minaccia di erigere, «è l'esempio più concreto, ma ahimé non l'unico». Ma «se crei fantasmi o credi ai fantasmi creati da altri, chi è più bravo ad alimentare paure e generare mostri, vince sempre» ha chiosato il segretario dem.


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